Classroom christmas 2012 024

Carlo S. - Insegnante

Di Gabriele Scanziani, 15.05.13 Senza me

Fuori piove e il cielo sopra Lugano è plumbeo, io cerco di coprirmi alla meglio con un ombrellino, mentre i miei piedi si inzuppano di più ad ogni passo che faccio. Carlo mi ha dato appuntamento in un bar, immagino non abbia voglia di invitarmi a casa. Quando l’ho sentito al telefono mi sembrava disponibile a fare questa chiacchierata con me, pareva contento della possibilità di parlare un po’ del suo lavoro.

Arrivo al locale dove dobbiamo incontrarci e lui mi riconosce subito, si alza dal bancone e mi viene incontro. Ha l’aspetto di un trentenne sorridente, magro, dai capelli chiari e gli occhi azzurri. Mi stringe la mano, si presenta e andiamo a sederci ad un tavolino per stare più tranquilli. Mi domanda subito come mai ho scelto di intervistare un maestro delle elementari, io gli rispondo che quello che lui insegna ai bambini è ciò che i bambini trasmetteranno al mondo, quindi il suo è un ruolo estremamente importante. Mi sorride e abbassa lo sguardo, tradendo un vago imbarazzo.



Desideroso di non perdere tempo gli domando subito come mai avesse intrapreso la carriera di maestro delle elementari. Mi corregge subito dicendomi che non esistono maestri ma solo insegnanti, almeno in ambito scolastico o formativo. Secondo lui la parola formazione ha un significato che spesso sfugge anche agli stessi docenti. “Formare -mi dice- significa dare forma, un po’ come farebbe uno scultore. Formare non vuol dire cambiare qualcuno, uno non può scegliere il bronzo per una scultura e lamentarsi che non risponde come il legno”. Gli chiedo di specificare e gli ricordo che non mi ha risposto, ancora non so come mai ha voluto fare il mestiere che fa. “In realtà, ora che mi ci fai pensare, non avrei mai voluto fare altro”, dice.

Mi spiega che la difficoltà principale che ha avuto è stato dimenticare tutto quello che gli avevano insegnato, perché “ogni bambino è un giovane adulto e sono più le cose che dovremmo imparare da loro che quelle che dobbiamo insegnargli”. Gli domando di precisare e gli faccio notare che le sue sono belle parole ma che, per formare davvero qualcuno, bisogna  pur insegnargli qualcosa. È d’accordo con me, mi dice però che a scuola i suoi docenti sottolineavano l’importanza di un protocollo educativo valido per tutti i bambini, cosa ridicola secondo lui. “Ogni bambino è un universo a sé, non si può pensare che siano tutti uguali”.

Mentre sorseggio il tè che mi ha gentilmente offerto, rifletto su quanto ha ragione. Con il suo tono pacato, che ha contraddistinto tutta la nostra chiacchierata, mi confessa che l’aspetto del suo lavoro che ama maggiormente è la possibilità di vedere il cambiamento nei suoi allievi. “I bambini cambiano ogni giorno, spesso anche più volte nella stessa giornata. Alla mattina vogliono fare i capitani di nave e nel pomeriggio giocano ai pirati, è bello vedere che hanno ancora mille possibilità e mille fantasie.” Gli domando come sarebbe il mondo senza insegnanti e la sua risposta mi mette a tacere: “sarebbe un mondo senza curiosità, in cui nessuno ha più la voglia di imparare”.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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