Af the general strike cover

Anti Flag: The General Strike

Di Gabriele Scanziani, 03.07.13 Il disco della settimana

Gli Anti-Flag hanno fatto parecchia strada da quando erano solo un gruppetto di ragazzetti che passavano troppo tempo ad ascoltare ossessivamente i dischi degli Operation Ivy e dei Crass. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando, perfettamente in linea con l’attitudine punk, il loro messaggio si limitava ad un generico grido che incitava le persone a “distruggere il sistema”.



Il gruppo si è evoluto sia nei testi che nel modo di muovere le critiche a quel “sistema” che è alla base del cosiddetto sogno americano e che, per i membri degli Anti-Flag, corrisponde più ad un incubo americano. Cantavano “You gotta die for your country, that’s shit!” e, nonostante quei giorni siano lontani, si può ancora sentire il sapore acre e pungente di quel sentimento.

Dopo il loro album del ’99 “A New Kind of Army”, che aveva dato un pugno allo stomaco alle coscienze statunitensi e che voleva essere un forte calcio nelle terga a tutta l’amministrazione Bush, c’è chi ha pensato che il contratto con la major discografica RCA gli avrebbe fatto perdere quella grinta e la rabbia che li ha da sempre caratterizzati. Per alcuni versi, almeno dal punto di vista dei puristi del genere, così è stato.



Negli ultimi dieci anni si sono avvicinati più ai Green Day che a realtà più estreme come i Leftöver Crack, ma sono comunque risusciti a mantenere un approccio pungente, che li separa nettamente dagli autori di “American Idiot” e che fa trasparire la loro rabbia in maniera genuina, regalando agli ascoltatori la grinta che li contraddistingue ed evitando manovre di marketing sotterranee, e neanche tanto nascoste, decise a tavolino dalle case discografiche.

The General Strike” marca quindi la fine di questo decennio, una sorta di ritorno alle origini con una consapevolezza nuova, dovuta alla maturazione artistica che la band ha acquisito con gli anni. L’album conta 12 tracce per poco meno di 27 minuti di musica che di sicuro colpisce sia gli appassionati del genere che i profani.
Pezzi come This Is The New Sound, Bullshit Opportunist o Resist colpiscono per l’uso di ritornelli dove il messaggio è chiaro e diretto, una sorta di inno all’individualismo e alla ricerca della parte sana della politica statunitense.

Il disco si chiude con quella che, secondo il parere di chi vi scrive, è la migliore traccia dell’album: The Ghosts of Alexandria. Ho apprezzato sia il tiro che le parole di questa canzone, l’unica in tutto il disco in cui si usa la tecnica dello storytelling.
È un bene che l’album non sia troppo lungo, questo aiuta chi ascolta ad arrivare dritto al punto senza rischiare di annoiarsi per la ripetitività del messaggio. Dopo tutto “The General Strike” è un disco che si ascolta con gusto e che è in grado di tirare fuori quella parte un po’ punk e ribelle che riposa latente in ognuno di noi.

Se volete vederli dal vivo, gli Anti-Flag suoneranno al Parco Ciani nel corso del LongLake Festival Lugano.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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