Ansel adams  sierra nevada 1944

Just writing.

Di Cecilia Benassi, 02.09.13 24 Fotogrammi

“La narrativa riguarda tutto ciò che è umano e noi siamo polvere, dunque se disdegnate d’impolverarvi, non dovreste tentar di scrivere di narrativa”. Flannery O’Connor.

Vorremmo da oggi guardare insieme e soffermarci su alcuni film degli ultimi anni, uno del 2000 e gli altri due recentissimi che hanno scelto di soffermarsi e interrogarsi sul doloroso e misterioso mestiere della scrittura. I film sono i seguenti: “Scoprendo Forrester” di Gus Van Sant con Sean Connery del 2000, “Ruby Sparks” di Jonathan Dayton e Valérie Faris del 2012 e “The Words” di Brian Klugman sempre del 2012.



È interessante come questi film abbiano deciso di concentrarsi sul dramma che caratterizza sempre l’arte della scrittura; cosa significa scrivere? chi è lo scrittore? che rapporto c’è tra la scrittura e la vita, tra la maturità dello scrittore e quella dell’uomo? I tre film scelgono approcci diversi alle medesime domande, mettendo in luce aspetti differenti della stessa esperienza del vivere e dello scrivere, anche se un fattore comune emerge chiaramente: la scrittura è un’attività piena e ricca che investe anima e corpo e che attinge a piene mani dalla concretezza drammatica e tormentata della vita.



È anche un’attività dolorosa e faticosa, una vera e propria lotta dove il ritmo secco e incalzante delle dita che battono i tasti della macchina da scrivere o della tastiera offre in superficie un lieve segno del fitto martellìo interiore che assedia l’anima e la mente della scrittore e i “cazzotti” che in quel misterioso territorio della sua interiorità vengono continuamente ricevuti e restituiti. Le tracce d’inchiostro che sporcano la pagina bianca come delle piccole zampette d’uccello sono il tracciato esteriore dell’increspatura interiore, frutto della battaglia sostenuta.



Il famosissimo “indovinello veronese”, realizzato tra il VII e il IX secolo e ritenuto da molti studiosi la prima testimonianza scritta del volgare italiano, paragona arditamente l’atto della scrittura a quello dell’aratura con un’icasticità che rimane unica: “Se pareba boves / alba pratalia aràba / et albo versorio teneba / et negro semen seminaba”, ovvero “Teneva avanti a sé i buoi / arava bianchi prati / e teneva un bianco aratro / e seminava un nero seme”. Chi è? Lo scrittore! Questo indovinello che accoppia l’arte della scrittura a quella dell’aratura ha una profondità immensa.



Innanzitutto ci dice che scrivere, come arare, è faticoso e richiede sacrifici, ci dice che l’opera dello scrittore, che come quella dell’aratore termina con lo spargimento della semente (che per lo scrittore è appunto il nero inchiostro che lascia sulla pagina), ha una fase di fruttificazione nascosta e imprevedibile che dipenderà da fattori indipendenti dal seminatore: che la terra dia frutti, infatti, dipende dalla pioggia e dal sole; allo stesso modo, i frutti misteriosi che un’opera scritta porterà nei cuori e nelle vite dei lettori è determinata da un quid di mistero, disponibilità e miracolo totalmente indipendenti dallo scrittore.



Scoprendo Forrester
Il film di Gus Van Sant racconta la storia della straordinaria amicizia tra William Forrester, scrittore famoso e ormai in età avanzata, e Jamal Wallace, sedicenne originario del Bronx che cela doti eccezionali nella scrittura, nella sensibilità e conoscenza letteraria e nel basket. La figura di Forrester è calcata su Jerome D. Salinger, scrittore statunitense burbero e geniale che dopo l’enorme successo del suo “Giovane Holden” si ritirò a vita privata, tentando di scomparire completamente dal mondo.



Ruby Sparks
La giovanile pellicola che annovera la presenza della nipote di Elia Kazan nelle vesti di co-protagonista e di sceneggiatrice, parla delle vicende di un ragazzo che, veramente giovanissimo, ha pubblicato il suo primo romanzo ottenendo un successo eccessivo per la sua personalità fragile, introversa e sensibile. Praticamente incapace di sostenere delle relazioni con le altre persone, il protagonista tende a chiudersi in un mondo involuto dove anche la creatività scrittoria sembra latitare. Fino a quando appare Ruby, la lieve e rossa ragazza dei suoi sogni (letteralmente), prima nelle pagine che inaugurano il suo nuovo romanzo sia, poi, misteriosamente, nel perimetro reale della sua abitazione. È la ragazza di sogni e d’inchiostro o è una persona in carne ed ossa? Qual è la realtà? Oppure, le parole battute a macchina possono prendere corpo nella realtà? Per dirla con Austin… è veramente possibile “creare cose con le parole?”.



The words
The words è un film interessante, di buona fattura e avvincente. È un film sulla scrittura in tre strati, come una scatola cinese. Semplificando, è la storia di un giovane che ha il sogno di essere uno scrittore, ed è certo di avere quei talenti che gli permetteranno di fare breccia nei lettori. Tuttavia la sua scrittura, pur profonda e raffinata, non è accolta dagli editori. Fino al momento in cui egli non trova un manoscritto abbandonato e senza autore. Il libro ritrovato è perfetto e folgorante ed egli, sospinto dall’incoraggiamento della bellissima moglie, che lo crede suo, arriva a pubblicarlo riscuotendo un successo strepitoso. Ma a un tratto il vero autore del libro si affaccia al suo orizzonte.


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