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"La mia vita senza il teatro? Impossibile!"

Di Luca Giovanni Ricci, 04.07.13 Palcoscenico: Una vita dietro le quinte

Quando è scattata la scintilla per il teatro?
“Erano gli inizi degli anni ’90 quando un’amica di Milano mi invita ad un laboratorio di teatro. Nonostante le difficoltà ad esprimermi in pubblico desideravo sentirmi libera di comunicare con gli altri e questo mi ha spinto ad accettare l’invito di una mia amica e iniziare il laboratorio teatrale. Non avrei mai pensato che da lì la mia vita sarebbe cambiata radicalmente in poco tempo. Per fortuna sono stata abbastanza sveglia da buttarmi sul palco sin dalla prima volta, così da rompere subito la mia titubanza. Con quel laboratorio è iniziata la mia relazione con il teatro e da lì non ho più smesso. All’inizio pensavo fosse una sorta di hobby ma adesso è quasi impossibile pensare di smettere. Ho continuato con lo stesso insegnante per un paio d’anni ma quando mi sono resa conto di che cosa fosse diventato il teatro per me, decisi di iscrivermi ad un laboratorio più impegnativo che all’epoca era la Comuna Baires; primo tra diversi laboratori che ho successivamente ho frequentato per approfondire diversi temi. Sono sempre andata alla ricerca di nuovi modi per approfondire l’arte della recitazione, questo cammino mi ha portato fino alla realtà di oggi dove io e altri compagni insegniamo quest’arte a chi la desidera imparare”.

Possiamo dire che il teatro ha “scombussolato” la tua vita, da infermiera diplomata ad attrice?
“Effettivamente sì, è quello che dico sempre a tutti. Quando sei giovane, intorno ai 20 anni, fai fatica a pensare alla tua vita, a quelle che sono le tue passioni, a volte nascoste, le quali invece possono diventare la tua professione. Molti pensano al teatro come a un semplice hobby. Non di rado trovi ancora delle persone che riguardo alla mia professione chiedono: ‘ma è un lavoro? È una professione’?
Non saprei dire se ‘scombussolato’ sia il termine adatto, direi piuttosto che uscita dal nucleo familiare mi è piovuta addosso quella che veramente era la mia passione. Non avrei mai pensato che mi sarebbe bastata la prima lezione per dire che non avrei mai più smesso di fare teatro, è come se fosse stato scoperchiato qualche cosa che era lì, latente, che spingeva in attesa di essere scoperto”.

E la tua amica?
“Lei non ha continuato a fare teatro ma le sono infinitamente grata per avermi invitata a quel laboratorio e nonostante tutto ci segue sempre”.

Il sostegno della famiglia è importante, la tua come ha reagito?
“Iniziando con una certa gradualità, per un paio di anni il teatro è stato visto come un hobby da parte dei miei parenti, anche perché nel frattempo ho continuato la mia solita vita. La cosa che hanno fatto più fatica ad accettare sono i tempi che questa professione richiede, di conseguenza i weekend in famiglia sono diminuiti. Le sere, i lunghi periodi di prove, i momenti che prima potevi dedicare alla famiglia sono diventati sempre più rari. È stata una cosa lenta da assimilare da parte loro, anche se negli ultimi anni c’è stata molta più comprensione, anzi, a volte si offrono anche di aiutarci con le scenografie, il bar o cose del genere. Il problema non è solo della famiglia ma anche della persona, devi farti forza e dire: ‘io a questo sogno ci credo, credeteci anche voi’! Sicuramente una delle difficoltà più grandi è stata proprio quella di veder riflessa negli occhi dei tuoi famigliari, ai quali vuoi bene, la delusione. In fondo è li che si gioca tutto, sul tuo carattere e su quanto credi in quello che stai facendo”.

Quali sono le difficoltà di un’artista come te?
“Sicuramente le difficoltà sono molte ma altrettante sono le soddisfazioni date dall’arte, non per forza quella che faccio io. Penso che la creatività sia una cosa intrinseca nella creatura umana e di conseguenza fare arte, creare, è una cosa meravigliosa, basti pensare al concepimento, nasciamo attraverso un atto creativo, pensare alla miracolosità di questo è impressionante. A volte mi vengono dei dubbi e mi chiedo se sono davvero sulla strada giusta ma al vedere una bella realizzazione artistica, uno spettacolo, le incertezze svaniscono. Spesso si ha paura di sbagliare prima di entrare in scena, ma quando entri e vedi quello che si crea sul palco e ti chiedi come faresti a rinunciare a tutto questo”.


Non ho mai vissuto nello stesso posto per più di sei anni. Adattarmi è stata una necessità. Arricchirmi...un piacere! Ho studiato Filosofia e Teologia a Roma. Mi piace tenermi informato e ascoltare le persone che stimo.

luca.ricci@lugano.ch
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