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Aleksandr Sokurov/1-Il fuoco della tradizione europea

Di Cecilia Benassi, 14.10.13 24 Fotogrammi

Il 27 marzo 2013 il regista russo Aleksandr Sokurov ha preso parte a una tavola rotonda nel contesto dello spin off del Locarno Film Festival intitolato “L’immagine e la parola”, sul cinema contemporaneo e l’eredità culturale europea. Ascoltandolo parlare, nella nettezza delle sue affermazioni e nella pulizia delle sue argomentazioni, più acute che forbite, mi son trovata a pensare “è proprio un artista”.



Un artista e non un critico, uno che sa che le parole sono come pietre: hanno un peso, un contenuto temporale, una profondità di storia, un valore e un compito costruttivo. Se le sue parole, durante l’incontro, erano come pietre, le sue argomentazioni erano leggere e veloci come le frecce di un arciere che sa mirare e che non tempo per scoccare colpi sbagliati. Dopo la presentazione più che lusinghiera di Marco Müller, Sokurov ha preso la parola dichiarando che, seppur il cinema è il suo mondo, il suo essere uomo ha una portata e un orizzonte che vanno ben oltre l’universo cinematografico: “Il cinema è solo una parte della coscienza collettiva contemporanea. Una parte aggressiva, ma solo una parte. Quindi io oggi non parlo da cineasta ma da uomo”.



Il coraggio di un uomo  che sa e vuole riconoscere che il mondo è più grande dell’orto in cui lui è però padrone assoluto, è un coraggio che mi interessa.
“La prima cosa che mi preoccupa è il precipitare del ruolo della cultura nella vita delle persone”. L’Europa è lo scrigno che accoglie una ricchezza di tradizioni e di cultura che funge da àncora per la verità del nostro essere uomini; è la custode di un’eredità fondamentale per la costituzione dell’identità umana. E la tradizione – questo è importante averlo chiaro – non è una moneta che passa di mano in mano e in tal modo si consuma sempre più. La tradizione, come dice Tommaso Moro, non significa tramandare le ceneri, bensì il fuoco.



Un fuoco che è stato ben compreso e intimamente vissuto dal regista russo Aleksandr Sokurov, come anima del suo “rapporto amoroso” (così l’ha definito Marco Müller) con la letteratura, la musica e l’arte europea, un rapporto amoroso che da sempre nutre e innerva i fiumi sotterranei della sua creatività.


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