Tree of life 4

Giovinezza e rischio: il sacrificio - Diario di un curato di campagna di Robert Bresson/3

Di Cecilia Benassi, 23.12.13 24 Fotogrammi

Durante un dialogo con il parroco di Torcy, arrivati ormai a un punto in cui la sua situazione nel rapporto coi parrocchiani e in merito alla sua salute personale, era giunta a un punto limite, mentre il parroco argomenta con fermezza, egli comincia a piangere. “Ma cosa fai? Piangi?”.



“Non m’ero accorto di piangere. Non ci pensavo. La verità è che io mi trovo da allora nell’orto degli ulivi. È un moto dell’anima; familiare, quasi naturale. Non me n’ero accorto fino a quel momento. E ora nostro Signore mi faceva la grazia di rivelarmi per mezzo del mio maestro che niente mi strapperà dal posto scelto per me per tutta l’eternità, che ero prigioniero della Santa Agonia”. Interviene il parroco interrompendo il fluire dei suoi pensieri: “Dopotutto è possibile che Dio ti tenga nella tristezza. Ho constatato che queste prove non falsano mai il nostro giudizio, appena il bene dell’anima lo esige”.



Dopo questo dialogo, la certezza di essere nella volontà di Dio unito al destino del Figlio e, soprattutto, la certezza che niente avrebbe potuto strapparlo dal posto per lui preparato dall’eternità lo immerge in una nuova pace. Allontanandosi dal paese a causa della malattia il curato viene accompagnato in motocicletta da un giovane del paese, il nipote della contessa che lui aveva condotta alla pacificazione a resa a Dio proprio la notte prima della morte. Guardando il suo coetaneo con quella vita così diversa e sentendo l’aria frizzante sul suo viso nel tragitto in moto capisce che “La giovinezza è benedetta. La giovinezza è un rischio da correre… ma è un rischio benedetto”. (…) “E compresi anche che Dio non voleva che io morissi senza conoscere qualcosa di questo rischio. Quel tanto che renda, al momento buono, totale il mio sacrificio”.


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