Copertina bukowski

Storie di ordinaria follia

Di Gabriele Scanziani, 12.07.13 Tra le righe

La lettura di questo libro è consigliata dagli Appaloosa.

Il volume è una raccolta di racconti, 62 per la precisione, in perfetto stile Bukowski. Corse di cavalli, sesso e alcol rappresentano lo sfondo, i dettagli e i particolari sono la società americana al collasso dopo la crisi del ’29. I racconti sono ricchi di spunti autobiografici, Bukowski usa spesso il personaggio di Henry Chinasky, che in realtà è lo pseudonimo con cui l’autore si identifica.

Sono storie di soprusi che la polizia infligge alle classi meno abbienti, racconti che hanno come protagonisti gli esclusi della società americana, quelli che faticano ad integrarsi, che non riescono ad emergere, i rassegnati. Storie di ordinaria follia racconta le vicende di personaggi al limite, che ritornano in tutti i suoi romanzi, personaggi senza aspirazioni, che si sono fatti da parte dopo aver visto naufragare tutti i loro sogni. Gente che ha affogato in un bicchiere le proprie speranze, persone che vivono alla giornata e che, nella migliore delle ipotesi, perdono la busta paga scommettendo all’ippodromo.



Prostitute, vagabondi, perdigiorno, sono questi i protagonisti delle storie. La rabbia e la frustrazione sono palpabili ad ogni riga, in ogni frase. Le parole sono dure, gettate in faccia al lettore con forza, in alcune descrizioni si respira il fetore dei pub e si sente in bocca il gusto amaro dei bicchieri colmi di disperazione.

I rapporti tra i protagonisti difficilmente sono duraturi, uomini convinti di conquistare le donne si fanno in realtà abbindolare. Donne che sfruttano gli uomini per i loro soldi, per la fama o semplicemente per rubare qualche secondo di piacere. Non c’è quasi mai amore, la scrittura di Bukowski del resto non costruisce, disintegra con la forza di uno schiacciasassi.
Incontri impossibili, una donna bellissima e un uomo disilluso, persone che condividono solo qualche momento di vita e poi riprendono i loro solitari cammini, spesso discendenti e votati all’autodistruzione, ma spettacolari come stelle cadenti.

Riporto uno dei passaggi secondo me più rappresentativi, si trova nel racconto Altra storia di cavalli:

La stagione delle corse al trotto è in pieno svolgimento, come suol dirsi, da un paio di settimane, e io ci sarò stato cinque-sei volte, e ho fatto sì e no pari, fra tutte, vale a dire che ho perso e sprecato il mio tempo. qualsiasi cosa, del resto, è una pentita e spreco di tempo: tranne fottere di gusto o creare qualcosa di buono o guarire o correr dietro a una specie di fantasma-amore-felicità.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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