Langhorne cover

Langhorne Slim & The Law: The Way We Move

Di Gabriele Scanziani, 17.07.13 Il disco della settimana

“The way we move” non è un disco monotematico, è un album sulla perdita, la società, e, infine, l'amore. Langhorne Slim scrive canzoni in maniera diretta, chi l’ascolta sa bene dove vuole arrivare con la sua musica. Non ci sono significati velati o nascosti nei testi di questo artista. Combinate questa caratteristica con i temi di cui sopra e il rischio del disco era quello di deprimere pesantemente chi ascolta.

Ci vogliono quasi quattro canzoni prima che l’album regali un po’ di respiro con un lento, si apre infatti con l’energia e la carica che contraddistingue il gruppo nelle prime quattro tracce: The Way We Move, Bad Luck, Fire e Salvation. L'accostamento di melodie allegre e in levare con il contenuto lirico scuro, quasi cupo, è una scelta interessante. Il contrasto fa sempre riflettere, a me ha fatto pensare che, anche quando le cose vanno male, si può trovare un motivo per sorridere.

L'album è dedicato al nonno di Slim. Nel momento più toccante, a mio parere il più bello del disco, Slim canta “where do the great ones go when they’re gone”, ovvero “dove vanno i grandi quando sono andati” in una canzone dal titolo Song For Sid, dedicata appunto al suo defunto nonno Sid. Sono parole semplici, ma colpiscono perché incredibilmente oneste, vere e sentite. Questo è il grande talento di Langhorne Slim, riesce ad iniettare emozione in una canzone attraverso la pura intensità della sua voce. Pochi musicisti al mondo riescono a fare altrettanto. Slim potrebbe cantarti il menu del McDonald e colpire le tue corde emotive comunque.


Negli anni sessanta sono stati scritti testi bellissimi nella musica rock, spesso semplici, a volte psichedelici ma sempre meravigliosi. La reazione scaturita in chi li ascoltava era di coinvolgimento totale. Questo perché quei testi, a differenza di molti testi di oggi, erano credibili. Stava tutto nell’interpretazione più che nel tema del pezzo in sé. Sono moltissime le canzoni d’amore che parlano di fallimenti e tradimento, ma nessuna ha l’effetto di Cry Baby cantata da Janis Joplin. Moltissimi pezzi sono stati scritti sulla dura vita delle periferie cittadine, ma Across 110th Street di Bobby Womack resta insuperabile.

Quando Bob Dylan stava muovendo i primi passi nel mondo della musica, la gente lo seguiva per merito della sua onestà e della sua capacità di dar voce, in anticipo, alla gioventù dell’epoca. Dylan non aveva certo la miglior voce tecnicamente, ma è venuto fuori in modo talmente onesto da guadagnare quella credibilità che fa sentire il pubblico in dovere di ascoltare ciò che aveva da dire. Langhorne Slim ha avuto su di me il medesimo effetto. Credo ad ogni parola che dice, e mi sento in dovere di ascoltarlo.

Ricordiamo che Langhorne Slim & The Law si esibiranno dal vivo in Piazza manzoni in occasione del LongLake Festival.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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