Restless locandina originale

Restless - I quaderni dell'Agorateca

Di Cecilia Benassi, 16.06.14 24 Fotogrammi

L'uomo 
deve capire che il destino non è
un salto di morte sotto un treno
ma un salto sotto un treno
scampandone senza il minimo danno.
Jiri Kolar, poeta ceco del '900

Nel 2011 Gus Van Sant, l’outsider cantore del mondo giovanile, si è presentato al pubblico con una nuova pellicola intitolata Restless. Come già aveva fatto Michel Gondry nel 2004 con Eternal sunshine of the spotless mind, anche Van Sant si offre agli spettatori con un titolo ricco, polisemico, evocativo e sfuggente. Restless, infatti, sta per inquieto, senza riposo (rest – less), ma anche per “le cose che restano, ciò che resta ”.



Il titolo tradotto in italiano ha derubato la polisemia riducendo il titolo a “L’amore che resta”, come anche nel 2004 era stato fatto violentando la poesia del titolo di Gondry, diventato “Se mi lasci ti cancello”. L’impressione è che Van Sant abbia voluto custodire e percorrere la ricchezza significante del suo titolo, partendo da un’umanità inquieta, abbandonata, sofferente e assolutamente priva di riposo per finire su un essere umano che ha scoperto qualcosa per cui vivere e che ha scoperto, soprattutto, nell’esperienza dell’amore, qualcosa che si lancia oltre i confini della morte. Toccati dalla poesia lieve e profonda del regista statunitense, abbiamo deciso di penetrare un po’ ulteriormente nella ricchezza di contenuti, anche apparentemente contradditori, racchiusi in RestlessChe cosa resta? Che cosa si perde? Che cosa sarà eterno? E che cosa c’entra con l’eterno l’istante presente? Se Roland Barthes diceva che la fotografia è un’arte che combatte contro la morte, e se è vero, ritornando a Muybridge e agli antenati del cinema, che l’arte cinematografica è fotografia in movimento, possiamo infine dire che anche il cinema è un’arte che combatte contro la morte.



Combatte l’oblio ma anche, come scrive Tarkovskij, “il suo scopo consiste nel preparare l’uomo alla morte, nell’arare e nel rendere soffice la sua anima in modo che sia atta a rivolgersi al bene”. All’interno dell’enorme biblioteca cinematografica che l’ultimo secolo ci consegna, abbiamo selezionato alcuni titoli che ci conducono all’interno della sfera semantica e contenutistica di Restless, e abbiamo raggruppato titoli di film in piccoli capitoli che condividiamo con voi.




Pure noi vogliamo essere,
dove il tempo dice la parola-limine
che giovane di mille anni sale dalla neve,
l'occhio vagante
sosta nel suo proprio stupirsi
e baita e stella
stanno nel blu come due vicini,
quasi la via fosse già percorsa.
Paul Celan



Lo scopo dell'arte consiste nel preparare l'uomo alla morte, nell'arare e nel rendere soffice
la sua anima in modo che sia atta a rivolgersi al bene. Andreij Tarkovskij

 

Sezione 1. Restless.

What though the radiance which was once so bright
Be not forever taken from my sight,
Though nothing can bring back the hour
Of splendour in the grass, of glory inthe flower;
Grief not, rather find,
Strenght in what remains behind.
Wordsworth, citato in "Spendore nell'erba" di Elia Kazan



1. "L'amore che resta" (tit. originale: "Restless"), Gus Van Sant, Usa 2011, 95'.
2. "Splendore nell'erba", Elia Kazan, Usa 1961, 124'.
3. "Tutte le mattine del mondo", Alain Corneau, Francia 1991, 114'.
4. "Lo specchio", Andreij Tarkovskij, URSS 1974, 105'.
5. "Non lasciarmi", Mark Romanek, Usa/Gran Bretagna 2010, 103'.
6. "Il settimo sigillo", Ingmar Bergman, Svezia 1957, 96'.
7. "I passi dell'amore", Adam Shankman, Usa 2002, 101'.

Sezione 2. La nostalgia.
La presenza di quanto è passato.

Ogni cosa è illuminata dalla luce del passato: è sempre 
lungo il nostro fianco.
Dall'interno guardo l'esterno - come dici tu - al rovescio.
Jonfen, in questo modo io sarò sempre lungo il fianco della tua vita
e tu sarai sempre lungo il fianco della mia.
Le nostre famiglie saranno con noi,
e le famiglie delle nostre famiglie.
Dal film "Ogni cosa è illuminata"




1. "Ogni cosa è illuminata", Liev Schreiber, Usa 2005, 106'.
2. "Se mi lasci ti cancello" (tit. or. "Eternal sunshine of the spotless mind"), Michel Gondry, Usa 2004, 108'.
3. "The majestic", Frank Darabont, Usa 2001, 152'.
4. "Nostalghia", Andreij Tarkovskij, Francia/Russia 1983, 125'.

Sezione 3. On the road.
L'arrivo non è che lo sviluppo di quello che a un certo punto è accaduto.

Da "Stalker" di Andreij Tarkovskij:
Lo scrittore: E come torneremo indietro?
Staler: Di qui non si torna indietro.
Lo scrittore: Come, in che senso???
Stalker: Andiamo, come si era detto. Vi indicherò di volta in volta la direzione dalla quale sarà percioloso allontanarsi.
.....
La zona è forse... un sistema molto complesso... di trabocchetti, e sono tutti mortali. Non so cosa succeda qui in assenza dell'uomo... ma non appena arriva qualcuno, tutto comincia a muoversi. Le vecchie trappole scompaiono, ne appaiono di nuove. Posti prima sicuri divengono impraticabili e il cammino si fa ora semplice e facile, ora intricato fino all'inverosimile. È la zona. Forse a certi potrà sembrare capricciosa, ma in ogni momento è proprio come l'abbiamo creata noi, come il nostro stato d'animo. Non vi nascondo che ci sono stati casi in cui la gente è dovuta tornare indietro a mani vuote, alcuni sono anche morti, proprio sulla porta della stanza. Ma quello che succede non dipende dalla zona, dipende da noi.



1. "Stalker", Andreij Tarkovskij, URSS/Germania, 1979, 163'.
2. "Il treno per il Darjeeling", Wes Anderson, Usa 2007, 90'.
3. "Into the wild", Sean Penn, Usa 2007, 142'.
4. "Verso Santiago. Tres en el camino", Laurence Boulting, Spagna 2004, 147'.
5. "C.R.A.Z.Y.", Jean-Marc Vallée, Canada 2005, 125'.
6. "Nord", Rune Denstad Langlo, Norvegia 2008, 76'.



Morte non sii superba, se tremenda
E possente ti chiamano, ché tale
Non sei, quelli che tu credi travolgere
Non muoiono, povera Morte, e neppure
Me uccidere tu puoi. Se la tua immagine,
il sonno, tanto ci conforta, quanta
da te più gioia avremo; e assai per tempo
con te i migliori vengono, alle loro
ossa riposo e libertà per l'anima!
Sei schiava al Fato, al Caso, al Re, ai delusi
Compagna di veleni, guerre e morbi, 
sortilegio e papavero ci inducono 
come te al sonno e assai più di te più grati;
Che hai dunque da vantarti? Dopo un breve
Sonno noi ci destiamo per l'eterno
senza più morte: tu, Morte, morrai!
JOHN DONNE



Sezione 4. Il presente e l'eterno.
L'inizio del definitivo.

Il était une fois, il y a longtemps, un vieux moine dans un monastère orthodoxe.
Il s’appellet Pamve. Il planta un arbre sec, comme celui-ci, sur une montagne.
A son disciple, un moine nommé Johan Kolov, Pamve dit d’arroser l’arbre chaque jour jusqu’à ce qu’il s’épanouisse. Chaque matin à l’aube, Johan remplissait un seau d’eau et se mettait en route. Il gravissait la montagne pour arroser le tronc sec, et chaque soir, il rentrait au monastère. Trois ans s’écoulèrent ainsi. Et un beau jour, en arrivant au sommet de la montagne, il vit son arbre couvert de fleurs !
Quoi qu’on en dise, la méthode, le système, c’est une grande chose ! Tu sais, parfois, je me dis que si chaque jour, exactement à la même heure, on faisait la même chose comme un rituel, inaltérable, systématique, chaque jour, toujours à la même heure, le monde serait changé. Quelque chose changerait, il ne pourrait en être autrement.
Da Sacrificio, di Andreij Tarkovskij


 

1. "The tree of life", Terrence Malick, India/Gran Bretagna, 2011, 138'.
2. "Hereafter", Clint Eastwood, Usa 2010, 129'.
3. "L'isola", Pavel Longuine, Russia 2006, 112'.
4. "Il grande silenzio", Philip Gröning, Germania 2004, 162'.
5. "Uomini di Dio", Xavier Beauvois, Francia 2010, 120'.
6. "Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera", Kim Ki-Duk, Corea del Sud, Germania 2003, 103'.
7. "Dialoghi delle carmelitane", Philippe Agostini, Francia 1959, 112'.
8. "Departures", Yojiro Takira, Giappone 2008, 126'.
9, "Sacrificio", Amdreij Tarkovskij, Svezia 1986, 149'.


 


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