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"Donne-moi l'ombre" - "Tutte le mattine del mondo" di Alain Corneau

Di Cecilia Benassi, 07.10.13 24 Fotogrammi

“Tutte le note devono finire en mourant. I vostri tirés sono troppo forti. Tenete presente che i vostri tirés sono persone che amate infinitamente e che si allontanano nell’ombra. Improvvisamente, senza alcun preavviso, le perdiamo di vista e abbiamo le lacrime agli occhi”, Marin Marais ai suoi allievi nel film.



Alain Corneau, con un film che ha vinto 7 premi César, 1 premio Louis-Delluc oltre a numerose altre Nomination al Festival di Berlino e al Golden Globe, racconta la storia di Marin Marais e di Monsieur de Sainte Colombe, la storia della loro amicizia sofferta e tormentata e quella dei loro amori. Film biografico e storico, costruito sulla pregnanza di musiche e silenzi, esso è un inno alla musica come atto comunicativo estremo e assoluto, atto condensato che tende a raccogliere nel grembo del suo dirsi l’invisibile e l’indicibile che riempiono la realtà e le persone. Raduna il passato, salmeggia la nostalgia del perduto e canta lo sperato.



L’ambiente è quello della società francese della seconda metà del Seicento, tra amore dello sfarzo, viole da gamba e nature morte. Tra i due protagonisti, musicisti di viola da gamba, intercorre un contrastato rapporto di figliolanza maestro-allievo sul quale si affollano simbolicamente differenti concezioni della musica. Il maestro, il virtuoso e misterioso Monsieur di Sainte Colombe, si presenta in qualche modo come il centro della pellicola, nel bene e nel male; e questo paradossalmente, poiché la voce narrante, il viso che apre e chiude il film, è quella dell’allievo Marais.



Tuttavia lo sguardo di Marais è totalmente riempito e determinato dalla solenne e imponente figura di Monsieur de Sainte Colombe. La grandezza di Sainte Colombe, l’altezza morale e l’incapacità assoluta di cedere ad alcun compromesso, la tensione interiore ed esteriore a una bellezza che disprezzi ogni compromesso con la fama, il successo e la piacevolezza incombono sulla mente e sul cuore di Marais, che è un personaggio fragile, tentato dai riconoscimenti e dalle eleganze della corte regale, desideroso di affermare la sua bravura quanto di essere stimato e riconosciuto.



Marais è più affascinato da una concezione superficiale della bellezza, secondo la quale il lavoro del calzolaio, con i colpi di martello che produce è un’attività grezza e miserevole, a fronte dell’eleganza raffinata del suono prodotto da una viola da gamba o di una voce ben educata. Sainte Colombe sa che la vera bellezza ha invece a che fare con una qualità profonda dell’anima dell’uomo, che è l’integrità, cioè la pienezza dell’anima che si afferma e si esprime in forza della sua verità d’essere.



Le parole che il maestro rivolge a Marais la prima volta che quest’ultimo gli si presenta chiedendo di essere ammesso alla sua scuola sono chiare: “Signore, non avete suonato male; conoscete la posizione del corpo e non vi difetta il sentimento. L’archetto sobbalza e la mano sinistra salta come uno scoiattolo, come un’anguilla sulle corde. Gli abbellimenti sono ingegnosi, e a volte gradevoli, ma… non ho udito musica. Potrete aiutare coloro che danzano, accompagnare gli attori sulla scena. Ciò che scriverete piacerà, non sbalordirà mai. Vi guadagnerete da vivere, sarete circondato da musica, ma non sarete un musicista. Avete un cuore per sentire? Avete idea di cosa siano i suoni quando non servono per danzare, per dilettare le orecchie del re? Tuttavia la vostra storia mi ha commosso. Vi tengo per il vostro dolore, non per la vostra arte”.



Mentre per Marais ciò che si presenta serbando le tracce della fatica e del dolore è grezzo, per Sainte Colombe la grazia e la bellezza sono prima di tutto nella realtà: nel fortissimo soffiare del vento, nella pipì del bambino che piove su un sasso, nel pennello del pittore che accarezza la tela, nei singhiozzi faticosi e sofferenti della figlia: “Ascoltate i singhiozzi che il dolore strappa a mia figlia: sono più musica delle vostre note!”.



Se per Marais inseguire la bellezza significa fuggire dalla durezza e dalla semplicità del quotidiano, dall’asprezza del dolore e dalla profonda serietà dell’amore, per Sainte Colombe non c’è bellezza e non c’è musica che abbia sorgente fuori dal più profondo, terragno e umano dolore dell’essere vivi e dell’amare.



Lui non tenta di fuggire dal dolore e dal lavoro, ma al contrario scava nelle loro profondità arrivando a trovare al fondo di ciò che è umano e naturale il seme e il legame con ciò che è eterno e sovrannaturale: “La musica esiste solo per parlare di ciò di cui la parola non può parlare. In tal senso essa non è del tutto umana. Per che cosa è fatta la musica? Essa è un piccolo abbeveratoio per coloro che il linguaggio ha disertato”, cioè i morti, coloro che sono passati da questa vita alla vita eterna.



Il provino di Marine Marais:


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