Ramones

"Hey Ho, Let's go!": quando la tecnica non conta

Di Gabriele Scanziani, 31.07.13 Il disco della settimana

C'era una volta una band formata da quattro capelloni con le giacche di pelle e i jeans attillati. Quattro ragazzotti dei sobborghi di New York, che abitavano dalle parti di Forrest Hills. L'epoca è quella dei primi anni '70, siamo negli Stati Uniti di Richard Nixon, nel pieno dello scandalo Watergate. Dopo la pubblica gogna, il popolo americano stava iniziando ad essere malfidente nei confronti dell'amministrazione statale. Questo è il contesto in cui Joey, Johnny, Dee Dee e Tommy formano i Ramones.

"Di solito ci trovavamo per strada, ascoltavamo musica, giocavamo a stickball e facevamo cose fuori di testa. E il vero motivo per cui abbiamo formato una band è che le radio avevano smesso di trasmettere la musica che ci piaceva." dice Tom Ramone a due anni dall'uscita del primo disco della band (cit. Interview Magazine, Luglio 1976).

Nessun gruppo prima dei Ramones si era mai rivolto ai media come fanno loro: sono diretti, senza filtri e abbastanza ironici da mettere in imbarazzo qualsiasi giornalista conservatore. In un'intervista televisiva al Tomorrow Show la presentatrice Kelly Lange domanda, in modo un po' provocatorio, come mai le loro canzoni non vengano trasmesse in radio. La risposta di Johnny Ramone scatena l'ovazione del pubblico in studio e lo sgomento della Lange: "le radio sono come la televisione e l'unica cosa che vogliono è dar da mangiare immondizia al pubblico". Verissimo. Mai stato più d'accordo con un'artista in vita mia.



Recentemente ho riguardato "End of the Century: The Story of the Ramones", documentario del 2003 che ripercorre la storia della band. Bellissime le parole di Seymour Stein, presidente della Sire Records che pubblicò il loro primo (meraviglioso) album. Stein, quasi commosso, ricorda le registrazioni in studio e il motivo per cui propose alla band un contratto discografico. "All'inizio vedevo solo quattro capelloni. Poi li ho sentiti suonare e ho cambiato idea. Hanno registrato l'intero disco in pochi giorni e il vero motivo per cui li ho scelti è perché avevano tutto quello che cerco in una band: grandi canzoni".

Non avevano solo grandi canzoni, proponevano anche un nuovo tipo di rock, un suono attuale e forte. Nella continua disputa riguardante gli inventori di un genere musicale, i Ramones vengono accreditati come il gruppo che inventò il punk rock. Non ha senso pensare a chi creò cosa e quando, è più corretto citare le numerose band che buttarono il seme di quel genere come i The Sonics, i New York Dolls, The Deviants, i Question Mark & The Mysterians.

Il primo disco dei Ramones è un piccolo capolavoro, non si può negarlo e chiunque lo ascolti è costretto ad ammetterlo. Chi non se ne rende conto ha dei problemi di udito o manca delle basi per giudicare l'album. Dallo stile di voce di Joey, che non canta ma urla intonando qua e là alle chitarre distorte di Johnny, dai giri di basso persistenti di Dee Dee alla batteria aggressiva di Tommy, tutto contribuisce a creare quella pasta che caratterizza il loro suono anche nelle produzioni seguenti. Nelle sue infinite sbavature, nel suo carattere sporco, questo disco è davvero perfetto. La chiusura distorta in "Today Your Love, Tomorrow The World", diventerà un marchio di fabbrica del punk rock (ab)usato da tutti. Il giro di basso di "53rd & 3rd" ha fatto storia nella sua semplicità per il modo in cui scandisce il tempo di un pezzo che tratta sia l'omicidio che la guerra: If you think you can/well come on man/I was a Green Beret in Viet Nam/No more of your fairy stories/Cause I got my other worries.

Finita l'era di "Revolution", "Peace Train", "Paint it, Black" o di "We Gonna Get Out of This Place". Finita la retorica, le metafore poco chiare sulla guerra e l'interpretazione libera. La verità è che i Ramones con la loro musica hanno salvato lo spirito ribelle del primo rock'n'roll. Questo è senza dubbio il loro miglior disco, è il più fresco e quello con meno filtri. È il più ricco di spunti, specialmente se si va oltre ai soliti noti: "Blietzkrieg Bop" e "I Wanna Be Your Boyfriend". Basta ascoltare "Loudmouth", pezzo di cui si parla troppo raramente, che in realtà riassume meglio di qualsiasi altra canzone nel disco l'intero spirito dei Ramones. Poco importa se i giri di basso del disco si assomigliano tutti, poco conta che non raggiungessero le alte vette della tecnica, non puntavano ad essere i migliori. Erano semplicemente loro stessi.

"Non eravamo interessati al successo, alle groupies e a tutta quella roba. Noi volevamo solo fare la musica che ci piace. Siamo come ci vedi. Siamo quattro individui unici. È una questione chimica. È un forte squilibrio chimico. Hai presente? Tipo 'gli opposti si attraggono' e tutte quelle fesserie" (cit. The Rolling Stones Magazine, numero 313, 20 marzo 1980).

Dubito fortemente che la musica moderna sarebbe la stessa senza l'influenza e l'enorme contributo dei Ramones.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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