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21 agosto 1979, ci lascia Giuseppe Meazza, uno dei giocatori italiani più forti di sempre

Di Andrea Branca, 21.08.13 Today in sports

“Grandi giocatori esistevano già al mondo, magari più tosti e continui di lui, però non pareva a noi che si potesse andar oltre le sue invenzioni improvvise, gli scatti geniali, i dribbling perentori e tuttavia mai irridenti, le fughe solitarie verso la sua smarrita vittima di sempre, il portiere avversario”.

Con queste parole il giornalista e scrittore Gianni Brera aveva descritto Giuseppe Meazza, uno dei più grandi giocatori di calcio italiani di tutti i tempi, per molti il migliore in assoluto. Nato a Milano il 23 agosto del 1910, lo storico attaccante ci ha lasciato esattamente 34 anni fa, il 21 agosto del 1979.

La data di oggi riveste dunque un ruolo decisamente particolare nella storia dello sport della vicina penisola, che in Giuseppe Meazza aveva trovato un campione capace di vincere due titoli mondiali (nel 1934 e 1938) e di dare al gioco del calcio una dimensione completamente nuova!

Sin dalla prima partita che giocò con la maglia dell’Inter all’età di soli 17 anni, Giuseppe stese l’U.S. Milanese segnando un’incredibile tripletta e lasciando a bocca aperta tutti i presenti, che ebbero immediatamente la sensazione di ritrovarsi di fronte un giocatore decisamente fuori dal comune. “Pepin” continuò infatti ad essere un’autentica macchina da gol anche all’Ambrosiana, dove in 286 partite mise a segno l’incredibile cifra di 195 reti!

La sua classe gli permise di condurre la squadra alla conquista del campionato di Serie A nel 1930, stagione in cui risultò essere anche i capocannoniere con 31 gol, ed il tutto all’età di soli 20 anni. In carriera difese poi anche i colori di Milan, Juventus, Varese ed Atalanta.

Giocò naturalmente anche nella nazionale italiana, con la cui maglia segnò 33 reti in 53 partite, utili ad ottenere due medaglie d’oro nella Coppa Rimet e due vittorie ed un secondo posto nella Coppa Internazionale.

Dopo la sua morte, avvenuta quel 21 agosto del 1979, gli venne intitolato il famoso stadio milanese di San Siro, che sino ad allora prendeva semplicemente il suo nome dal quartiere in cui era stato costruito.


Appassionato di sport, tecnologie e social media, quando non lavora dietro ad un monitor passa il suo tempo nelle piste di hockey.

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