Thebeatles rubbersoul original

Piccoli scarafaggi crescono: i Beatles di Rubber Soul

Di Gabriele Scanziani, 21.08.13 Il disco della settimana

Se mettiamo qualche Beatles maniaco in una stanza a discutere di quale sia il miglior disco dei quattro britannici, otterremmo una dibattito senza fine. Sarebbe peggio delle campagne elettorali più feroci. Solitamente, durante simili dispute, ognuno cerca di inculcare all’altro la nozione di miglior disco. Tali discussioni coinvolgono una cerchia di appassionati, che ormai hanno raggiunto l’ultimo stadio nella scala del feticismo musicale. In realtà è pressoché impossibile trovare un disco che sia “migliore” di un altro, poiché il metro di giudizio che si applica alla musica è sempre il gusto personale.

Per delle orecchie moderne, Rubber Soul e il suo miscuglio di pop, soul, folk e di accenni psichedelici, potrebbe sembrare piatto, perfino pittoresco ad un ascolto superficiale. Si tratta invece di uno dei più importanti balzi artistici nella carriera dei Beatles. In effetti, nel 1965 i Nostri necessitavano una nuova direzione. Se si pensa alla loro discografia e al momento in cui Rubber Soul venne pubblicato, ci si rende facilmente conto che la musica dei ragazzi di Liverpool rischiava di apparire leggera in confronto al panorama che li circondava. Gli slogan degli Who erano decisamente più feroci, "(I Cant Get No) Satisfaction" dei Rolling Stones è un grido molto più rauco e violento rispetto alla richiesta d’aiuto dei Beatles in "Help!", i Kinks invece bruciavano i Nostri grazie alla satira dei testi e all'influenza della musica indiana. In confronto, l’approccio di John, Paul, George e Ringo fino a quel momento si limitava a riassumere in modo idilliaco, spesso ingenuamente positivo i rapporti tra ragazzo e ragazza. Non mi è facile ammetterlo, poiché si tratta di un gruppo che amo visceralmente, al punto di trovarmi spesso a valutarli senza il dovuto equilibrio, richiesto in ogni forma di giudizio.



Il ritmo sereno e i toni languidi di Rubber Soul lo rendono un disco decisamente più pacato di ogni altra cosa i Beatles avessero fatto prima, o avrebbero fatto in seguito. È il prodotto di un gruppo che incominciava un percorso di esplorazione della propria interiorità. Anche se di rado si affronta l’argomento, va detto che parte del cambiamento è dovuto al consumo di sostanze stupefacenti, marijuana e LSD su tutti. Dire che l’assunzione di droga ha portato i quattro a rivoluzionare la loro musica può sembrare un’affermazione superficiale o politicamente scorretta, per usare un’espressione dei nostri tempi. Tuttavia andò esattamente così. Gli anni Sessanta erano un periodo di sperimentazione su tutti i fronti e, per quanto possa risultare scomodo agli occhi dei farisei, le sostanze stupefacenti in quel tempo avevano una fortissima influenza sulla musica che veniva prodotta.
Chi ancora si domanda in quale maniera avvenne il salto di qualità dovrebbe riascoltare questo disco. Lennon, ad esempio, ha affrontato la stesura dei testi in modo più introspettivo e spesso critico, scrivendo di storie d’amore andate male o esplorando dubbi personali, in quella che sarà una costante evoluzione come paroliere. Basta mettere a confronto i testi di "I’m a loser", presente in Beatles for Sale, con "Nowhere Man" di Rubber Soul. Un altro miglioramento è apprezzabile in "Norwegian Wood", grande esempio di storytelling accompagnato dai primi esperimenti di Harrison con il sitar indiano.



Dalle pagine dell’Esquire, quell’ego maniaco di Robert Christgau (che spesso ha criticato aspramente i Beatles, essendo uno dei padri della “faida” tra il gruppo di Liverpool e gli Stones), scrive:

Rubber Soul è un disco sensazionale. Si tratta di un album che è almeno due volte superiore a qualsiasi cosa fatta da chiunque in precedenza, forse solo ad esclusione dei Rolling Stones. A Lennon e compagnia va riconosciuto il coraggio di addentrarsi nella novità”. (cit. Esquire, dicembre 1967)

Uno dei peggiori detrattori dei Nostri che osanna, con l’amaro in bocca e senza mancare di paragonarli agli Stones, il disco più strambo e bislacco che i Beatles avessero mai registrato prima. È un avvenimento che ha dell’incredibile, specialmente se si considera che, nell’articolo in questione, Christgau non è tenuto a parlare di Rubber Soul, poiché recensiva Sgt. Pepper.

Terminando il riascolto di questo disco sono felice di averlo recensito. Sorrido immaginando lo stupore dei tanti critici che storcevano il naso ascoltando la musica del gruppo che, solamente un anno dopo, avrebbe pubblicato Revolver, un album in grado di cambiare per sempre la storia della musica. Spesso occorrono anni per rendersi conto che l’evoluzione è alle porte, è necessario parecchio tempo per distinguerla, digerirla e metabolizzarla. In questo processo i Beatles eccellono, poiché furono più che dei semplici precursori, furono fra i profeti del cambiamento e riuscirono a riassumere in musica lo spirito di due generazioni.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
Scritti: 163 articoli