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I Led impazziscono

Di Gabriele Scanziani, 04.09.13 Il disco della settimana

Per un buon critico, qualcuno che prenda il proprio lavoro sufficientemente sul serio da comprendere e accettare le grandi responsabilità nei confronti del lettore, è molto difficile trovare il disco più bello di sempre. Eppure questo è un tema che chiunque, critico o meno, ha già affrontato con amici e parenti, sovente arenandosi nei bui meandri della mera argomentazione.

Troppo spesso ho letto il tale o il talaltro giornalista commentare un album basandosi sulle vendite, sulle charts di Billboard Magazine o sul numero di settimane in cui il lavoro è andato in heavy rotation in qualche influente radio nazionale. La triste realtà per costoro è che non esiste alcun vincitore. La musica fa il gusto e il gusto fa la musica, tanto quanto le vendite non fanno la qualità. Immaginatevi seduti al tavolo di un bar, ordinate una birra e un tizio, al tavolo accanto al vostro, vi riprende dicendovi che -con una tale canicola- il Daiquiri sarebbe la scelta migliore. Questo naturalmente perché l’ipotetico impiccione parte dal presupposto che il suo gusto è maggiormente raffinato ed esperto rispetto al vostro. Così non è.

È impossibile giudicare un lavoro prescindendo dal gusto, non si può dire: “Riconosco che è un disco meraviglioso. Però a me fa schifo”. A volte bisogna trovare il coraggio di parlare, di esprimere un parere, specialmente se si scrive di musica. Ci si espone proprio per rispetto nei confronti del lettore, non per presunzione. Lo si fa perché lo si deve a chi si prende il tempo di leggere i nostri pensieri.

La mediocrità nei Led Zeppelin è almeno due volte migliore rispetto al meglio di qualsiasi altra band”.
Una dichiarazione piuttosto audace da parte di Jimmy Page, tuttavia in certa misura, questa affermazione non è falsa. La diversità è qualcosa che (tristemente) molti artisti rock e metal non conoscono. Alcuni la percepiscono come un rischio, che potrebbe sì spingere la loro musica ad altri livelli, ma anche mettere in pericolo la fetta di pubblico, grande o piccola che sia, conquistata fino a quel momento. Inutile dire che la ragione per cui così tanta musica è monodimensionale va cercata nella paura del rifiuto. Nessun gruppo accetterebbe di buon grado l’appellativo di “venduti” o, peggio, il rigetto da parte del proprio pubblico. Ancor meno lo vorrebbe qualche avido discografaro che ha scorto nelle melodie di una band una grassa, placida vacca pronta per la mungitura.



Nondimeno, ai Led Zeppelin non è mai importato un granché di ciò che le masse pensassero di loro. Hanno sempre fatto la musica che amavano, indipendentemente dalle opinioni della gente. Questo è l'atteggiamento che li ha costantemente premiati nel corso della loro carriera. Dopo l’enorme successo ottenuto con Houses of the Holy, album che ha realizzato grandi numeri sia nel Regno Unito che in America, i Led Zeppelin si diressero a Headley Grange, una vecchia casa nel nord dell'Inghilterra. Il fascino e l'atmosfera cupa di quel luogo li ha portati a trasformarlo nel loro studio di registrazione, era un buon posto per sperimentare e creare la loro musica. In quell’ambientazione ha preso forma Physical Graffiti. Un capolavoro di diversi generi, stili e tecniche di esecuzione esplose attraverso una combustione spontanea che ha incenerito buona parte del sottobosco musicale dell’epoca.

Concepire e realizzare un doppio disco non è facile per nessuno, dire che per i Led Zeppelin le registrazioni furono travagliate sarebbe un eufemismo. Quando si sperimenta in studio, spesso si registra una grande quantità di tracce, ciò accade in parte perché qualche membro della band arriva con un riff da cui scaturisce una canzone e in parte perché gli artisti si sentono più liberi da un punto di vista creativo.



Avevamo più materiale dei quaranta e rotti minuti che ci avevano richiesto per l’album. Caspita, avevamo abbastanza materiale da registrare un LP e mezzo! Quindi ci siamo guardati tutti negli occhi e abbiamo pensato di buttare fuori un doppio disco, utilizzando le registrazioni che avevamo fatto in precedenza mai pubblicate prima. Sembrava un buon momento per una mossa del genere, ad esempio pubblicando brani come "Boogie With Stu", cosa che normalmente non saremmo stati in grado di fare”. (cit. Jimmy Page, Trouser Press, Ottobre 1977)

Grazie a questa sovrabbondanza di canzoni i Led Zeppelin poterono costruire l’album esattamente come volevano. Tuttavia il controllo sul lavoro non era il loro fine ultimo, lo stesso Page lo conferma in un’intervista con Dave Schulps in cui ricorda che spesso iniziavano a suonare senza sapere bene dove sarebbe andata a finire quella canzone, quel riff o quel ritornello.
Se, come detto all’inizio, è impossibile trovare il disco più bello che sia mai stato registrato, è però plausibile consigliare alcuni lavori che eccellono in originalità, creatività e tecnica. Nell’elenco di questi consigli Physical Graffiti non può mancare, non fosse altro che per l’editing, uno dei più curati nella storia del rock.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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