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2 settembre 1970, il primo tie break mai giocato nella storia del Grande Slam

Di Andrea Branca, 02.09.13 Today in sports

Al giorno d’oggi tutti gli appassionati di sport hanno ben presente il concetto di “tie-break”, una sorta di sistema utilizzato soprattutto nel tennis per riuscire a determinare il vincitore in una situazione di continua parità nel punteggio. Questo concetto venne inventato da Jimmy Van Alen nel lontano 1965 ed introdotto negli US Open del 1970, dopo essere stato testato a dovere nel torneo di Newport.

Il funzionamento è molto semplice. Nel momento in cui i due giocatori in campo si ritrovano sul punteggio di 6-6, il set viene deciso tramite la formula del tie-break, che consiste in una sorta di “partita nella partita” con un punteggio tradizionale che viene vinta da chi arriva primo a 7 e con almeno due punti di vantaggio sull’avversario.

Esattamente 43 anni fa, il 2 settembre del 1970, venne giocato il primo tie-break in assoluto nella storia dei tornei del Grande Slam come lo intendiamo oggi. In precedenza, infatti, questa regola si attivava già nelle situazioni in cui lo score si fermava sul 4-4.

Ad “inaugurare” il moderno tie-break erano stato gli australiani Ken Rosewall e Tony Roch che, nell’ambito del terzo set, hanno dato vita alla prima “partita nella partita” di sempre, con il primo che ha avuto la meglio con il punteggio di 7-2. Rosewall ha poi fatto suo anche il quarto e decisivo set, vincendo così il match per 2-6, 6-4, 7-6 (7-2), 6-3.

L’introduzione della nuova regola non venne comunque vista di buon occhio dai giocatori iscritto al torneo, che inizialmente avevano palesato più di una lamentela. All’epoca l’inizio della fase di tie-break veniva inoltre segnalata da una bandiera rossa posizionata sul seggiolino rialzato dell’arbitro.


Appassionato di sport, tecnologie e social media, quando non lavora dietro ad un monitor passa il suo tempo nelle piste di hockey.

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