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Outlast

Di Simon Lerose, 14.09.13 Game of the Week

The Blair Witch Project, Paranormal Activity, Rec e altri, sono i titoli cinematografici dai quali Outlast prende in prestito lo stile. Questi film si basano generalmente sul principio del “found footage”, ovvero il ritrovamento di documenti video che mostrano scene o spezzoni di registrazioni molto strane, gruppi di persone alle prese con entità oscure e malvagie che, uno dopo l’altro, fanno a pezzi i componenti della squadra. Outlast prende in prestito tale principio e narra così le vicende che vedono Miles Upshur alla ricerca di uno scoop all’interno di una sorta d’istituto psichiatrico.

Il protagonista è per l’appunto un giornalista che come al solito è alla ricerca di uno scoop, dopo aver sentito parlare delle “esperienze poco cattoliche” che hanno luogo nell’asilo di Mount Massive comincia a indagare e si reca sul luogo che, come al solito, si presenta come uno spaventoso edifico che non può che nascondere oscuri segreti, in poche parole: un luogo dal quale allontanarsi. Miles però si spinge all’interno e cominciano così le sue sventure.



Il gioco presenta un gameplay abbastanza semplice offrendo la possibilità di saltare, arrampicarsi, inginocchiarsi e correre, azione che verrà ripetuta continuamente durante il corso dell’avventura.

Outlast, al contrario di altri titoli, non offre un eroe con dei super-poteri ma piuttosto un semplice giornalista armato di telecamera, e soprattutto niente pistole o armi di vario tipo.

Miles si farà strada all’interno dell’istituto utilizzando la telecamera in modalità infrarossi, così da poter vedere ciò che si nasconde nelle zone d’ombra o nelle stanze buie, un elemento di gioco che fa venire i brividi già solo a pensarci. Oltre a ciò potrà sbloccare alcune note personali.

Come già detto, il gioco obbligherà, per la maggior parte delle volte, a correre come dei forsennati per cercare di scappare ai nemici. La ricerca e l’utilizzo di nascondigli (come armadietti di metallo) saranno fondamentali per proteggersi dai nemici e tentare di seminarli.

Bisognerà costantemente dare una sbirciata oltre gli angoli per verificare che i nemici non siano sulle vostre tracce. Per fare ciò sarà necessario sfruttare il mobilio e altri oggetti per bloccare l’avanzata delle creature, sbarrando porte o bloccando dei corridoi.

In conclusione Outlast si presenta come un gioco che non fa scalpore malgrado l’originalità (seppur limitata) di alcune meccaniche prese in prestito dal cinema.
L’avventura è abbastanza breve e richiederà circa sette ore e la rigiocabilità del titolo si ridurrà di molto.
Il comparto sonoro ben realizzato permette di sentirsi ancora più parte dell’avventura, ma ciò che fa di questo un gioco un titolo interessante è soprattutto la tensione che crea nel giocatore, sempre alle prese con zone d’ombra, nemici alle calcagna e nascondigli da sfruttare al meglio. Un gioco sicuramente non spettacolare ma comunque adatto ai curiosi che vogliono provare uno dei titoli che mostrano che il survival horror non è ancora estinto.


"When all are one and one is all" Led Zeppelin

simon.lerose@luganonetwork.ch
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