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Mastroianni: Recitare è quasi meglio che fare l'amore

Di Luca Giovanni Ricci, 03.10.13 Palcoscenico: Una vita dietro le quinte

Cosa ti ha spinto ad intraprendere questa professione?
Max
(Attore) – “Mi sono diplomato come disegnatore edile ma sono sempre stato un appassionato di cinema e il lavoro dell’attore mi affascinava molto di conseguenza ho deciso di affrontare un corso di recitazione a Milano. Nel mio soggiorno milanese passavo molto tempo al cinema, perché costava poco, a studiare teatro e a preparare quello che ci veniva richiesto”.

Luca (Regista) – “Penso di non aver mai avuto dubbi su quello che volevo fare. A 17 anni, durante il liceo, ho frequentato un corso di recitazione. Mi ricordo ancora un ‘intervista che mi avevano fatto, della quale mi vergogno molto, in cui dissi che facevo teatro perché appassionato di letteratura e il teatro sembrava una maniera interessante di sviscerare un testo. Me ne vergogno molto perché se oggi qualcuno mi facesse la stessa affermazione, gli direi che non ha capito nulla”.

Dopo la scuola com’è proseguita la vostra attività?
M
– “I primi spettacoli che facevamo erano gratuiti e per noi non c’era nessuna forma di pagamento quindi ci si arrabattava un po’ con tutto, anche con cose che con il teatro non centravano nulla. I primi soldi sono arrivati con l’Ufficio Attività Giovanili, quello che ora è il Dicastero Giovani ed Eventi. Si è trattato di uno sviluppo lento che con gli anni è diventato un mestiere grazie al quale oggi vivo, non solo come attore ma anche come insegnante, speaker, lettore e tutto ciò che ruota attorno al mondo della recitazione”.

L – “Io ho continuato a studiare con il Teatro delle Radici fino al ’94 e nel frattempo portavo avanti i miei esperimenti di regia. Ho proseguito con gli studi universitari per qualche anno finché nel ’96 sono andato in Argentina per un anno a sviluppare un progetto teatrale. Il primo riconoscimento l’ho avuto nel ’99 quando il nostro maestro Coco Leonardi mi ha chiesto di lavorare per lui, di fargli una regia. Questa richiesta mi ha lusingato molto e mi ha fatto pensare che forse qualche passo avanti l’avevo fatto”.

Cosa direste a un ragazzo che dopo il diploma vorrebbe fare l’attore?
– “Tornato dall’Argentina lavoravo al Luganetto come cameriere e nel frattempo ero attore e regista di uno spettacolo al Foce. Facevo prove, nella pausa andavo a fare il servizio di mezzogiorno e poi tornavo a prove.
Devo dire che dalla nostra epoca ad adesso è cambiato tutto perché allora salire sul palco era una cosa per tipi strani. Un altro piccolo aneddoto risale quando andavo a scuola a Milano mi mantenevo facendo un piccolo lavoretto a Lugano. L’ultimo treno che tornava da Milano si fermava a Chiasso e io dormivo alla stazione aspettando la coincidenza diretta a Lugano alle 5:30 per andare al lavoro.



Quello che direi a uno che vuole cominciare ad intraprendere questa vita è che il tempo e la costanza sono il segnale che si è scelta la cosa giusta e che si deve avere la voglia e la forza di sporcarsi le mani. Se la tua principale preoccupazione è legata al fatto finanziario allora vuol dire che non è il tuo mestiere. L’attore è un mestiere in cui alla fine di ogni splendido spettacolo devi ricominciare da zero. Noi stessi che son più di vent’anni che facciamo teatro continuiamo a studiare come migliorare rendendoci sempre più conto che si tratta di un cammino progressivo”.

Ci sono altri invece che vogliono andare sul palco semplicemente per provare emozioni e questo abbassa notevolmente il livello del nostro mestiere”.

C’è mai stato un “Chi me l’ha fatto fare” in questi anni?
L
– “Il ‘chi me l’ha fatto fare’ c’è stato per un sacco di anni durante il giorno della prova generale ma si trattava più di panico che di risentimento. A volte mi capitava di pensare: ‘in fondo non sono bravo, che cavolo faccio’? Il ‘chi me lo fa fare’ causato dalla fatica che ci si mette non l’ho mai provato”.

M – “Io nemmeno, il ‘chi me lo fa fare’ non c’è mai stato. Esistono le difficoltà ma i dubbi sul mestiere non ci sono mai stati. A volte mi sono capitati dei progetti con situazioni molto povere, in cui si lavora sette giorni su sette, 10-12 ore al giorno in cui mi sono divertito come un matto pur correndo a destra e a sinistra”.

L – “La particolarità di questo lavoro, usando un francesismo, è che ci si fa un culo assurdo, si lavora molto più di altri mestieri, ma hai dall’altra parte questo aspetto ludico che ti permette di fare una cosa incredibilmente divertente. Mastroianni diceva che recitare è sempre meglio che lavorare”!

M – “Si tratta comunque di una scelta, nessuno ti obbliga a fare questo mestiere. Spesso faccio fatica a capire la mancanza di divertimento da parte di parecchie persone nell’affrontare il proprio mestiere. Se fai l’attore e non ti diverti più allora cambia, non farlo più, ci sono mestieri più semplici”.

Quando si va in scena che sensazioni si provano sia come regista che come attore?
L
– “Da una parte il regista cerca, durante le prove, di creare un dialogo con l’attore che si protragga sulla scena, in modo tale che l’attore sia il regista e quindi sappia quali sono gli strumenti da utilizzare e facendo un’autocritica possa dire lui come sia andato ogni singolo momento. Ma i protagonisti dello spettacolo sono gli spettatori. Il regista continua immaginarsi e chiedersi cosa stiano vivendo o pensando. Gli occhi e le orecchie sono rivolti al pubblico nella speranza che si crei un legame particolare con il palcoscenico”.

M – “Come attore provavo una serie di ansie e preoccupazioni quando salivo sul palco, oggi grazie a molti ani di esperienza riesco a controllare e arrivare all’apertura del sipario in maniera più tranquilla. Nonostante l’impatto con il pubblico sia molto forte vieni preparato da un periodo di lavoro intenso che ti aiuta a reggere il confronto. Come attore cerco di dimenticare che ci sia qualcuno che mi guarda anche se tutto quello che faccio è per chi mi guarda. La cosa importante è il legame tra me e gli altri attori. Più forte è questo legame, più si riesce a comunicare qualche cosa al pubblico”.


Non ho mai vissuto nello stesso posto per più di sei anni. Adattarmi è stata una necessità. Arricchirmi...un piacere! Ho studiato Filosofia e Teologia a Roma. Mi piace tenermi informato e ascoltare le persone che stimo.

luca.ricci@lugano.ch
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