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Senza Me: Matteo Z. - Pittore

Di Gabriele Scanziani, 26.06.13 Senza me

Camminando per le strade di Lugano ripenso a quello che Matteo mi ha detto al telefono, ripenso alla sua voce pacata e cerco di capire come si fa a vivere d'arte. Lo incontro ad un baretto minuscolo e con l'odore di sigaretta dei fumatori che fanno la spola sul marciapiede per gustarsi qualche tiro tra una birra e l'altra.

Mi accoglie un giovane che, ad occhio e croce, ha poco più di trent'anni e che si alza per stringermi la mano e mi fa cenno di sedermi. Cerco, per quanto posso, di inquadrarlo, di capire con chi sto per parlare, forse cadendo un po' nello stereotipo dell'artista alternativo. Matteo inizia a raccontarmi della sua vita che, mentre parla, trovo sempre più straordinaria. Mi dice che il padre è operaio e la madre casalinga, mi confessa che ha disegnato da sempre. Mi racconta che la passione è nata molto presto e che, alle medie, per fare colpo sule ragazzine che gli piacevano, rubava dai loro zaini i diari e ci disegnava qualcosa sulla pagina del giorno. Troppo timido per farsi avanti in modo diretto, amava vedere la sorpresa nei loro volti quando scoprivano il disegno.

Matteo si apre senza quasi bisogno che gli faccia domande, sorride raccontandomi di quando ha deciso di andarsene di casa per "vivere d'arte". È iniziato tutto con un viaggio a Parigi, lui passava tutto il tempo nel quartiere di Montmartre, dove la maggior parte degli artisti si riunisce, vendendo le proprie opere anche per strada. Mi parla delle persone che ha conosciuto, degli incontri che ha fatto, di come si è abituato a mangiare cibo in scatola per mancanza di soldi.

Colgo la palla al balzo per fargli la domanda che mi frulla in testa da molto tempo, gli domando come si può vivere d'arte in un mondo come il nostro, con la crisi, i problemi, e tutte le difficoltà che ci sono oggi. Mi risponde con una semplicità disarmante e con quel suo sorriso irresistibile, dicendomi che le difficoltà ci sono sempre e ci sono ovunque, l'unica differenza è che noi ne parliamo più di altri. Non contento, mi dice che il suo obiettivo non è vivere d'arte ma vivere l'arte. Gli domando di spiegarmi meglio quello che intende e lui, con grande pazienza e l'usuale pacatezza, mi spiega che la soddisfazione non sta tanto nel vendere le proprie opere a prezzi strabilianti, ma vederle finite. Insisto e gli domando se ha un agente, qualcuno che si occupa del lato finanziario, del "vile" denaro. Lui scoppia a ridere e mi dice che il suo agente è sua moglie.

Gli domando se fuma, lui annuisce, quindi usciamo a fumarci una sigaretta insieme. Dopo tutto quello che mi ha detto voglio sapere se prende quello che fa come un lavoro, lui mi risponde che lo prende molto seriamente ma che cerca di non prendersi mai troppo sul serio. In questo ragazzo, pieno di contraddizioni e con i pantaloni un po' sporchi di colore, vedo qualcosa che spesso ci manca: la passione. Quel fuoco che gli permette di portare avanti una scelta coraggiosa, a volte snobbata, spesso invidiata. Matteo è un giovane uomo che ha conquistato la propria libertà facendo ciò che gli dà gioia. Prima di salutarlo gli domando, come al solito, cosa crede sarebbe il mondo senza quelli come lui, senza gli artisti. Ci riflette e, dopo il solito sorriso, risponde che non sono gli artisti che contano ma l'arte che fanno. È l'arte che fa la differenza e, senza arte, il mondo non potrebbe esistere. Perché, proprio il mondo, con tutte le sue contraddizioni "è la più bella opera d'arte che esista".


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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