Django unchained

Django Unchained

Di Sara B., 04.11.13 24 Fotogrammi

Quentin Tarantino è indubbiamente il regista e lo sceneggiatore più originale, straordinario, audace e brillante che ci sia.
Ammetto che sono di parte, in quanto sua grande fan, ma non si può negare la sua genialità!

Django Unchained è l’ultima delle sue opere, uscita nel 2013 a quattro anni di distanza da Inglourious Basterds, e anche qui Tarantino ci sorprende con le sue trovate uniche, il perfetto mix di generi, citazioni, musiche, per le storie incredibili che inventa e per il modo con il quale ce le racconta.

Quentin riesce a creare delle perle uniche con qualsiasi tipo di soggetto, che arrivi dall'Europa nazista, da una Los Angeles contemporanea, dal mondo del kung-fu orientale o da qualche parte in Texas nel 1858.

Così inizia Django, negli Stati Uniti del Sud alla vigilia della guerra di secessione, e qui parte l'odissea del protagonista, uno schiavo nero (Jamie Foxx) liberato da un cacciatore di taglie di origini germaniche (Christoph Waltz) che gli farà da mentore nella ricerca e liberazione della moglie Broomhilda.

Ancora una volta Tarantino, come in Iglourious Basterds, prende un fatto storico del passato e lo riplasma a suo piacimento, divertendosi e facendoci divertire, con contenuti del tutto inappropriati (Django che giustizia i torturatori di neri vestito da damerino del '700 o l'assurda discussione tra i membri del Ku Klux Klan) o elementi distanti e agli opposti tra loro (come la musica dal tema Django di Rocky Roberts del 1966, al rap duro e crudo della black music).

In Tarantino gli americani sono razzisti e analfabeti, i neri intelligenti e i tedeschi colti e spiritosi!

Una sequenza dopo l'altra è delirante e ipnotica, il film poteva durare altre due ore e sarebbe volato via comunque. Sono 165 minuti senza mai un momento lento o una scena superflua. Dialoghi, azioni, movimenti, inquadrature tutto si incastra e tutto fila via.

Ovviamente tanto merito va anche al cast, primo su tutti Christoph Waltz/Doc King Schultz che domina, è perfetto, un vero gioiello (e guarda caso è un attore scoperto proprio da Tarantino). Jamie Foxx si mostra all'altezza e calza perfettamente la parte e poi voilà ritornare un vecchio amico di Tarantino, Samuel L. Jackson, cattivissimo nel ruolo di capo della servitù, ancora più temibile del suo padrone Calvin Candie, un Leonardo DiCaprio da brividi (pur se resta sempre all'asciutto di Oscar…).

Tutti perfetti nell’interpretare questi assurdi personaggi, perché i personaggi tarantiniani sono personaggi atipici, personaggi-eroi, ovviamente degli eroi contro-tendenza, eroi popolari per i quali non si può non tifare.

Tanta ironia, tanto sangue, tante parole e molte citazioni cinefile, scoprirle tutte è difficile, bisognerebbe avere l'ampia conoscenza cinematografica di Quentin!

Sicuramente la citazione più ironica sta nella scena in cui  Django fa lo spelling del proprio nome al padrone di mandingo che è interpretato da Franco Nero – che fu il Django del film originale di Sergio Corbucci del 1966 – e lui risponde “lo so!".

Django Unchained è l’ennesima prova di come il suo regista sia un sapiente contaminatore di orrido e comico, riso e disgusto, serio e spiritoso che cattura e diverte lo spettatore.

Ovviamente non poteva mancare l'Oscar a Tarantino, e se quello per il miglior film si fa attendere, il premio per la miglior sceneggiatura è tutto suo!

Che lo si ami o lo si odi, non si può negare che lui sia un abile sceneggiatore, certo atipico e sopra le righe, ma in grado, fin dai suoi inizi, di dar vita a lavori di eccezionale originalità.

 

Citazione:

Amerigo: "Come ti Chiami?"
Django: "Django, la D è muta!"


Appassionata di cinema, amante delle lettere. Immagini e parole che riempiono la vita. «Il cinema è il nastro dei sogni» Orson Welles.

sarabarnabeo@gmail.com
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