Charlie cover

Nostrani #2: L'esordio di Charlie Roe

Di Gabriele Scanziani, 06.11.13 Il disco della settimana

Mi siedo e scarto il disco. Senza aver mai ascoltato per intero questo EP, mi trasmette la sensazione di un lavoro cantautorale indipendente. Non trovo nessuna icona con l'immancabile dicitura Records. Nulla a parte un logotipo contenente la scritta Mammut Project, che rappresenta la figura del produttore Giuseppe Pugliese, anche conosciuto come David Aaronson. Aprendo il disco mi godo la copertina rigida ma, sfogliando il libretto mentre metto le cuffie, noto che i testi non compaiono. Strana caratteristica per un disco che, a primo impatto, parrebbe essere frutto di un certo mondo indie, a me peraltro caro, in cui di solito si trova ogni parola di ogni canzone. Pomegrenades Attack, lavoro d’esordio di Charlie Roe, differisce da molta della musica indie che conosco. Con tutti i pro e i contro, conseguenze naturali dell'essere "diverso".

Per fortuna spesso la diversità porta freschezza. Purtroppo però, si scorge all'orizzonte un nuovo, tremendo nemico: lo studio di registrazione. Oggi, facilmente, si mette in piedi un discreto studio senza troppi soldi e la voce più insignificante diventa paragonabile a quella di Nina Simone, una volta trasformata da migliaia di compressori, effetti sfarzosi e fronzoli vari. In genere sono molto capriccioso quando si tratta di valutare una voce femminile, ma quella di Charlie Roe è tutto fuorché insignificante. Non ho ancora mai visto un’esibizione di Charlie Roe, ma dopo aver sentito il suo EP provo la smania di ascoltare un suo unplugged.
Il palco, questo sconosciuto, nell'epoca in cui creare un video da diffondere in modo massiccio su Youtube parrebbe essere la massima aspirazione anche per l'ultimo degli esordienti. Di certo, per fortuna, non lo è per Charlie Roe, che ottiene un risultato discreto in un disco con almeno 3 pezzi validi su 5, 1 che ho difficilmente digerito e 1 che manifesta un ottimo gusto, a cui mi sono già affezionato.

Prima però di affrontare le canzoni, c'è un punto che mi sta particolarmente a cuore: il suono. Pomegrenades Attack è un disco il cui suono è in lotta con sé stesso, ingabbiato in una sorta di identità sdoppiata. Soffre, in qualche modo, di un grave principio di bipolarismo. Da una parte trovo la voce affascinante e a tinte forti di Charlie Roe che, se presa da sola, è ricca di sfumature multicolori che vanno dal soul al rock, in un'interessante e continua metamorfosi. Dall'altra sento un'impostazione nelle produzioni ricca di spunti interessanti, ma in cui manca la libertà, la forza e l'impatto che solo una band di musicisti con gli attributi riuscirebbe a trasmettere. Questo crea un suono lievemente di plastica, in contrasto con la profondità della voce. Rimane che diverse idee musicali sono notevoli, ma passano inosservate proprio per colpa del fattore di cui sopra.

Questo aspetto è evidente ascoltando in particolare due canzoni, che reputo essere la peggiore e la migliore di questo lavoro d'esordio. La traccia meno interessante è poco dopo l'inizo del disco e si chiama "Sonny". Il problema comincia dalla batteria, palesemente e abilmente centrifugata, riutilizzata e di conseguenza resa fredda e sciapa, uno spazio musicale quantomeno bizzarro per una canzone dal testo particolarmente intimo e che recita "maybe in my head I think I'm feeling empty by myself". Questa canzone, che a mio parere ha uno sconfinato potenziale, manifesta in pieno la crisi d'identità. Una ballad che vuole avere il tiro di un pezzo funk.
Verso la fine del disco arriva "Ukulele Song". Senza dubbio la traccia meno complessa musicalmente: la voce della Nostra in una melodia semplice ma efficace, tappeto di Ukulele, batteria accarezzata dal throw brush che dà quel gusto retrò. Spesso troppo ritrito e fuori luogo, specie quando lo scopo è modaiolo. Ma non questa volta. Questa volta ogni elemento valorizza il tutto. Questa volta, pur nell'estrema semplicità, ogni cosa è coerente. Questa volta, finalmente, vi è quel sapore a mezz'aria, tutto indie, in cui la giovane cantante riesce a staccarsi appunto da terra.

Un esordio senza dubbio interessante, ma pur sempre un esordio e pur sempre un EP. Partita rinviata causa pioggia, quindi. In attesa di un album intero di Charlie Roe, magari con quel lato acustico che sembra davvero starle bene quanto un vestito su misura.
È raro che un EP mi investa come un treno, lasciandomi a bocca aperta, e la Nostra non fa eccezione. Nondimeno, ho voglia di risentirla e quest'appetito che rimane, per un inizio, è già molto più di un inizio.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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