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Cianuro nei noccioli di pesca?

Di Tatiana Dosières, 14.11.13 Curiosando

La pesca è, per eccellenza, uno dei frutti dell’estate ed è originaria della Cina, dove fin dai tempi più antichi se ne coltivavano diverse qualità.  È un frutto profumato, molto dolce, succoso che contiene molte proprietà nutritive, tonificanti e depurative; ma chi avrebbe mai immaginato che il suo nocciolo potesse contenere cianuro?

Inizialmente in Europa il pesco veniva usato anche come pianta medicinale, mentre si diffidava del frutto, ritenuto tossico. Oggi si sa con certezza che il nocciolo della pesca racchiude un glicoside chiamato amigdalina, un glucoside cianogenico, ovvero capace di liberare acido cianidrico quando sottoposto ad idrolisi enzimatica.  Questo significa che l’acido cianidrico viene prodotto da una reazione tra l’amigdalina e gli enzimi della flora batterica intestinale.

L'amigdalinaè contenuta in 400 specie di piante, per esempio nelle radici di manioca, nei noccioli delle pesche, delle albicocche, delle prugne, delle ciliegie, nelle foglie e nella corteccia del sambuco, nelle piante di ortensia, ecc. Pensandoci, ci si domanda come si fa a non restare intossicati dopo tutta la frutta che si è mangiata.

L’amigdalina è contenuta nella mandorla del nocciolo del frutto, il quale non viene mai ingerito. L’unico “problema”  insorge se il frutto è talmente maturo da schiudere il nocciolo e quindi da permettergli di fuoriuscire… In quel caso si consiglia di non mangiarlo, anche se molti esperti hanno constatato che bisognerebbe mangiarne a decine per riscontrare effetti spiacevoli.

Le mandole rappresentano una piccola eccezione: una mandorla amara contiene circa un milligrammo di acido cianidrico. Per un bambino, la semplice ingestione di una decina di mandorle amare può quindi risultare fatale, mentre per un adulto ne occorrono 50-60.


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