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Moglie, Mamma...Attrice? Si può fare!

Di Luca Giovanni Ricci, 07.11.13 Palcoscenico: Una vita dietro le quinte

La tua carriera come attrice è iniziata relativamente tardi, in che modo?
“Innanzi tutto, per quanto mi riguarda, farei una distinzione tra carriera teatrale e la passione per la recitazione che in fondo ho sempre avuto. Sin da bambina mi piaceva mettermi in mostra, creavo le mie scenette che successivamente mostravo ai miei genitori e ai miei zii. Ancora adesso, quando parlo con una zia a me molto cara dei miei progetti e degli spettacoli che ho fatto o che sto preparando, mi sento ancora dire: ‘Eh! Lo sapevo che sarebbe andata così prima o poi’.
La voglia di salire sul palco mi è scattata qualche anno fa quando andai a vedere uno spettacolo di Mirko D’Urso. Alla fine dello spettacolo sono andata da lui e gli ho detto: ‘Un giorno vorrò salire anch’io su quel palco! Presto mi farò viva’! Così è stato, pochi mesi dopo l’ho contattato ed è iniziato il mio percorso teatrale con Teatri Possibili. L’anno seguente ho assistito alla nascita del Movimento Artistico Ticinese con il quale ho terminato il mio triennio di formazione. Ho continuato a frequentare la scuola attraverso un percorso didattico settimanale e frequentando diversi laboratori estivi di breve e lunga durata. A quel punto la questione si faceva seria e la voglia di mettermi in gioco era sempre maggiore”.

Non rimpiangi il fatto di non aver iniziato prima?
“No, assolutamente! Ho aspettato il momento giusto perché sono moglie e mamma di due figli ormai già grandicelli. Non rimpiango di aver svolto questi due ruoli sacrificando anche quelle che possano essere state le mie passioni per poterli svolgere al meglio. Ora il teatro occupa una gran fetta della mia vita. Da qualche anno faccio parte della compagnia Deserto Dentro Teatro propostami alla fine della formazione dal mio insegnante Fabio Doriali con il quale ho già fatto alcuni spettacoli a livello professionistico.
Sono comunque felice che la mia vita si sia sviluppata in questo modo, perché se il teatro fosse entrato prima nella mia vita, molto probabilmente sarebbe andato a discapito della famiglia e oggi ne sarei rammaricata. Sono consapevole che non arriverò molto in alto ma non mi interessa, il mio obbiettivo l’ho già raggiunto”.

Avresti mai pensato di arrivare a questo punto?
“Anni fa quando parlai con Mirko non lo avrei mai pensato, mi sarei accontentata di qualche cosa in meno. Ho dedicato molto tempo al teatro e l’avere i figli già grandi mi ha permesso di partecipare a diversi laboratori estivi che duravano settimane intere e coltivare questa passione fino ad ora”.

Cosa pensi che ti abbia dato il teatro?
“Dedicare del tempo a me stessa, alla mia autostima e non solo alla mamma casalinga mi ha fatto vivere la vita con più serenità. Da quando ho iniziato teatro c’è stato in me un cambio caratteriale, nella vita sentimentale e in quella famigliare, inoltre sentirmi appagata in quello che facevo, mi aiutava e mi aiuta tutt’ora nell’economia domestica. Naturalmente l’appoggio di mio marito è stato fondamentale e di questo lo ringrazio. Sono sposata da più di vent’anni e la crescita e la maturazione a livello di coppia ci hanno permesso di capire ognuno le esigenze del proprio partner senza dover ricorrere ad azioni drastiche come la separazione”.

Qual è stato il vantaggio di iniziare tardi?
“Sicuramente quello di affrontare le situazioni con una maturità e una consapevolezza diversa. Il mio carattere emotivo mi ha sempre ostacolato nelle prove che ho dovuto affrontare nella vita, prendo per esempio l’esame della patente o alcuni provini che già a vent’anni provai a fare per la televisione. Ora ho un’altra età, sono meno pretenziosa e più tranquilla nell’affrontare determinate situazioni. Dovesse finire domani, andrebbe bene così.
Un altro vantaggio che mi ha dato la mia esperienza di vita, riguarda l’utilizzo del metodo Stanislavskij (metodo che mira a ricercare le affinità tra il mondo interiore del personaggio e quello dell'attore NdR). Con questo non voglio assolutizzare questo metodo come unico valido perché ognuno ha le sue posizioni. Io stessa ritengo che ci debbano essere anche delle tecniche. Tuttavia è vero che la vita vissuta ti aiuta a mettere in evidenza ciò di cui vuoi parlare".

Cos’hai provato la prima volta che sei entrata in scena?
“Ho notato una cosa molto bella. Al di la delle esperienze, che tu abbia 20 o 40 anni le ansie e le paure non cambiano. È tutta una questione soggettiva e l’avere 40 anni non ti fa salire sul palco con più disinvoltura o leggerezza. Anche a livello professionale c’è chi prima di entrare in scena va spesso al bagno dalla tensione. L’esperienza chiaramente ti cambia ma è comunque una questione di carattere personale. Le prime volte facevo fatica a stare in piedi, avevo problemi di salivazione e non dormivo la notte. Oggi non sono più così ma un po’ di tensione c’è sempre perché, al di là del palcoscenico c’è il pubblico, che spesso ha pagato un biglietto per venire a vederti”.


Non ho mai vissuto nello stesso posto per più di sei anni. Adattarmi è stata una necessità. Arricchirmi...un piacere! Ho studiato Filosofia e Teologia a Roma. Mi piace tenermi informato e ascoltare le persone che stimo.

luca.ricci@lugano.ch
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