Nebraska

Nebraska: quando i sogni diventano incubi

Di Gabriele Scanziani, 13.11.13 Il disco della settimana

Che cosa accade quando la vita non va come l’avevate programmata? Questa era la domanda sulla quale Bruce Springsteen ha seguitato a riflettere, questo il filo conduttore e questo il dilemma dell’album Nebraska. Registrato in larga parte il 3 gennaio 1982 nella sua camera da letto, il risultato finale in termini di suono non eccelle, tant’è che non fu progettato originariamente per essere inciso in quei termini. Springsteen aveva trascorso lunghi periodi di tempo in studio sui suoi precedenti tre dischi e sentiva che se si fosse presentato con materiale già pronto, avrebbe accelerato il processo di registrazione. Ironia della sorte , non solo questo non avvenne ma Springsteen ottenne l'effetto opposto. Il primo blocco di canzoni per Nebraska sono state registrate dalla E Street Band, ma mancava qualcosa. L'atmosfera disperata e scarna che prende corpo grazie alla voce del Boss, le sue chitarre, l'armonica e un paio di doppie voci quasi urlate forniscono un senso misterioso di nostalgia e di pericolo, sentimento che anche la migliore delle band difficilmente potrebbe riprodurre. La decisione fu dunque presa in maniera unanime: il suono del disco sarebbe stato quello. Niente di più, niente di meno.

La barriera da superare a quel punto era se la demo, perché in mano il buon vecchio Bruce non aveva nulla più di una demo, poteva essere masterizzata e se quel master sarebbe divenuto l’album ufficiale. Era il 1982, prima di Pro Tools e dei software di registrazione alla portata di tutti. Va detto che era un periodo in cui una release in cassetta poteva tranquillamente essere l'unica uscita, ma il leggendario Chuck Plotkin ha trovato un modo per dare una maggiore anima al suono sporco dell’album, rendendo proprio quell’imperfezione la caratteristica principale del lavoro.

Quando si parla di Bruce Springsteen, bisogna essere consci che la sua carriera, a volta poco costante in termini qualitativi, raggiunge due picchi, due veri e propri capolavori: Born To Run e Nebraska. Ciò che avvicina Nebraska in modo inscindibile alla coscienza collettiva è l'atmosfera rigida che lo abita. Come vecchie foto in bianco e nero all'interno di una casa, gli spiriti di questi personaggi indugiano e occupano la mente di chi ascolta anche molto tempo dopo aver gustato il disco. I bozzetti dei personaggi su Nebraska non si limitano a trovare la loro strada sotto la pelle, ma rimangono lì, quasi volessero ripararsi dal gelido freddo dell’esposizione. Per Nebraska, Springsteen ha scavato di nuovo nei suoi ricordi d'infanzia vivaci, con lo scopo di creare una raccolta di canzoni che dipingono panorami tristi, finanche angoscianti.

Nel corso della sua intera discografia, speranza e disperazione vanno di pari passo, ma in Nebraska i sogni di questi personaggi hanno fallito. Miseramente. I sogni si sono reincarnati in realtà callose, costellate da puri incubi. L' eccessivo stress del mondo supera qualsiasi capacità di sopportazione, il Nostro affronta quegli scenari che trasformano le persone in ombre, proiezioni del fallimento delle proprie esistenze. Il conflitto e la discordia, insieme alla lotta per la sopravvivenza, tramutano l’esperienza di vita dei personaggi in puro scoraggiamento. Non ci sono altre opzioni, nessuna speranza, nessuna via d’uscita. Si tratta di loro contro il mondo e il vincitore è sempre il secondo.

Una volta, discutendo i meriti di Nebraska con un amico, mi ha confessato che ammirava l'album, ma non avrebbe mai potuto ascoltarlo in automobile perché avrebbe guidato dritto verso un fosso a causa della grave depressione che percepisce ascoltando tracce come “Atlantic City”, “Used Cars” o “My Father’s House”. Le anime che poplano Nebraska annegano in difficoltà di ogni sorta, siano esse economiche, affettive o personali. Tutti abbiamo incontrato momenti nella vita in cui siamo spinti contro un muro, dove non sembra esserci alcuna via d'uscita. Springsteen ha registrato un disco coraggioso e meticoloso con personaggi i cui problemi ed emozioni vengono assorbiti dall’ascoltatore. Nella creazione di una succinta e ben realizzata raccolta di canzoni, ha portato la luce per i disagi che ogni essere umano vive. La capacità come autore di testi di Springsteen era al suo apice in Nebraska. Successivi tentativi di affrontare i medesimi temi, in particolare ricordo The Ghost of Tom Joad, non saranno altrettanto interessanti. Springsteen ha da sempre manifestato qualche difficoltà nel dipingere speranze, sogni e paure con colori così forti e vividi come fece nel 1982 con Nebraska. Nessun altro album che abbia mai ascoltato evidenzia la disperazione tanto poeticamente, attraverso testi intuitivi dove questi personaggi trovano scampo, nonostante i loro sogni si trasformino inevitabilmente in incubi. Le chitarre acustiche struggono, le voci appaiono solenni e doloranti, mentre l’armonica dà eco ad una tristezza incommensurabile. L’ascolto di qualsiasi brano in Nebraska evoca le profetiche parole di "The River": "Is a dream a lie if it don't come true, or is it something worse". Traducibile come: “se non si avvera o è un sogno o una bugia, oppure qualcosa di peggio”. Per le voci dei personaggi di Nebraska, è senza dubbio qualcosa di peggio.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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