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Diciamo no alla violenza sulle donne

Di Redazione, 14.11.13 SocialMente

Il 25 novembre si ricorda in tutto il mondo la Giornata per l'eliminazione della violenza contro le donne, proclamata dall'Onu nel 1999. Non si tratta di drammi che accadono solo a donne lontane da noi, in altri Paesi e in altre realtà.  Sono tempi in cui il termine “femminicidio” sta assumendo, dopo i fatti sempre più gravi di violenza di genere, una nuova dimensione di allarme sociale anche da noi. Il primo rapporto sulla violenza di genere pubblicato dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) riporta le cifre degli abusi fisici e sessuali subiti dalle donne in tutte le regioni del pianeta rivelando che il 35% delle donne subisce nel corso della propria vita qualche forma di violenza. In Europa va meglio, ma non abbastanza: oltre 25 donne su cento sono abusate fisicamente o sessualmente dai propri partner.

In Ticino, secondo i dati del 2011 della Polizia, gli agenti intervengono circa ogni 12 ore per violenza domestica e almeno una volta alla settimana il partner violento viene allontanato dal proprio domicilio. Si stima però che meno del 20% degli atti violenti vengano denunciati! I reati di violenza domestica, in particolare, in Svizzera nel 2012 sono aumentati del 6%, mentre in Ticino la tendenza è stabile.

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Abbiamo affrontato l’argomento con Antonio, operatore sociale presso il Consultorio delle Donne (CdD) di Lugano; associazione che offre sostegno a donne e uomini che hanno problemi matrimoniali, di convivenza, di divorzio o che subiscono maltrattamenti, fornendo informazioni giuridiche, sociali  e sugli altri servizi presenti sul territorio.

Oggi, a differenza di quando la violenza domestica era considerata un tabù o un qualcosa da tenere nascosto per questioni morali o di onore, il fenomeno ha acquisito più visibilità e vi è maggiore consapevolezza. Nonostante ciò e malgrado non siano più in vigore leggi quali “l’abbandono del tetto coniugale" e “la colpa grave” (abolite in Svizzera con la riforma del "Nuovo diritto di divorzio"/CC2000) oppure “l’abuso fisico legittimo sul coniuge” (vietato dal Codice Penale Svizzero - Italia, "Nuovo diritto di famiglia"/1975), si riscontra tutt’oggi, sia da parte di donne che di uomini, una non sufficiente informazione sui propri “diritti e doveri civili e coniugali” e sulle pari opportunità tra i sessi. Quello della violenza domestica è ancora un dramma, vissuto spesso nella vergogna e nel silenzio, all’interno di contesti di dipendenza economica, presenza di figli e senso di abbandono, dai quali è difficile uscire.

Il Consultorio è nato sulla corrente dei vari movimenti femministi e gruppi di coscienza sorti negli anni ’70, che con le loro grandi iniziative e battaglie di rivendicazione hanno contribuito in senso progressista a vere e proprie riforme legislative dei diritti civili e “diritti delle donne” in molti Paesi fra i quali anche la Svizzera. Tra le varie importanti conquiste: l’introduzione del divorzio ("Diritto divorzio"/CC1907: legge fantoccio con principio di colpevolezza, revisione nel 1988 con introduzione di parità uomo-donna e dal "Nuovo diritto divorzio"/CC2000), il diritto di voto e di eleggibilità alle donne (Cost./1971), la liberalizzazione dell’aborto ("Nuova legge sull'aborto"/CP2002), diritti e doveri nella famiglia (abolizione patria podestà: "Nuovo diritto matrimoniale"/CC1988), l’emancipazione sessuale femminile, la contraccezione, la parità dei sessi in materia di lavoro, la repressione del mobbing, degli abusi sul lavoro e delle molestie sessuali. Tutte questioni frutto di un costume societario prettamente patriarcale.

Antonio ci racconta che il CdD nasce nel 1985 come sportello informativo volto a fornire delle consulenze, tutt’ora gratuite, di sostegno nell’ambito della pianificazione familiare, facendo poi da apripista ad altri uffici di consulenza e assistenza che oggi rappresentano una realtà ben consolidata anche in Ticino.

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Segue l’apertura nel 1989 della struttura Casa delle donne, il cui scopo è quello di accogliere donne e i propri figli, vittime di gravi situazioni di disagio famigliare e socio-professionale, a causa di minacce, maltrattamenti e violenze di natura fisica e psicologica all’interno delle proprie mura domestiche e sul posto di lavoro, e quindi costrette ad abbandonare temporaneamente il proprio domicilio per preservare la propria incolumità. Come ci dice Antonio la struttura si presta quale rifugio protetto per accogliere ed ospitare provvisoriamente donne disorientate e spaventate che hanno bisogno di essere ascoltate, sostenute ed informate su quali siano i loro diritti, in ambiti specifici quali il matrimonio, l’affidamento o generali; lasciando loro il tempo di valutare e scegliere quali soluzioni sono più adatte alla loro situazione.

Ancora troppo spesso donne e uomini che vivono in prima persona il fenomeno della violenza non sanno cosa fare, conoscono poco i servizi di consulenza a cui ci si può rivolgere. Cruciale resta il ruolo informativo del Consultorio, che non vuole sostituirsi a scelte o decisioni importanti, alle quali dovrà rispondere in maniera autonoma la persona direttamente coinvolta. L’intento del CdD è anche quello di fornire informazioni e contatti di Uffici e Servizi attivi competenti in materia giuridica, pianificazione famigliare, assistenza psicologica, fungendo così da collegamento per un più adeguato orientamento.

Oltre ad aiutare le vittime, c’è un grande lavoro di educazione e sensibilizzazione da fare, che passa anche per le riforme del diritto familiare e la lotta a tutte le disparità di genere.

L’obiettivo è rendere le violenze sulle donne sempre meno socialmente accettabili.

Eventi 2013

Lunedì 16  novembre, FERITE A MORTE, Regia  Serena Dandini (LuganoinScena)

Consigli di lettura per anticipare o prolungare l’interesse e il piacere dello spettacolo:
Simonetta Agnello Hornby; Il male che si deve raccontare, Feltrinelli
Racconti di vita vera su ciò che accade all’interno delle mura domestiche.

Lunedì 25 novembre: SESSO? GRAZIE, TANTO PER GRADIRE!  (LuganoinScena)

Omaggio a Franca Rame in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

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