Antichi romani   banchetto

Chi ha inventato gli antipasti?

Di Elisa Spadola, 21.11.13 Curiosando

Ai giorni nostri è una frequente e consolidata abitudine quella di iniziare i pasti con qualcosa di stuzzicante.

L’antipasto ha da sempre avuto la funzione di introdurre pietanze ben più importanti, e questa usanza a quanto pare, risale alle ricche tavole dell’antica Roma. L’idea iniziale, già da allora, pare fosse quella che iniziare il pasto con verdure cotte e crude aiutasse lo stomaco a ricevere le altre portate… anche se nel caso degli antichi romani l’intento appare un tantino deviato!

Per loro la cena rappresentava il pasto più importante: una sorta di rito giornaliero che cominciava all’imbrunire per finire a tarda notte, e che iniziava con il gustatio, un antipasto “very aggressive” composto da uova sode (onnipresenti e fondamentali!), ostriche, polpette di pesce, salsicce fritte e qualche ortaggio insaporito da salse piccanti.

Un gustatio impegnativo... considerato che fosse solo un’introduzione alla cena vera e propria composta da una prima mensa con cinghiali e lepri allo spiedo, pappagalli ripieni di uova di pavone, pesci al forno, gamberi e frutti di mare ricchi di intingoli vari; e una seconda mensa, conclusiva del banchetto, piena di dolci ricchi ed elaborati e infine di mele e frutta di ogni genere.

Da qui ebbe vita il proverbio latino “ab ovo usque ad mala”, dal significato letterale dall'uovo fino alle mele, in senso traslato dall'inizio alla fine. La frase nacque in riferimento ai loro banchetti, che iniziavano appunto con le uova e terminavano con la frutta, e da cui nasce anche l'espressione moderna essere alla frutta equivalente di essere alla fine.

Imamgine: "Le rose di Eliogabalo" di Lawrence Alma-Tadema (1888), olio su tela.


Insegnante di Cucina e Alimentazione Naturale - "Nulla darà la possibilità di sopravvivenza sulla terra quanto l'evoluzione verso una dieta vegetariana" (A.Einstein)

elyspadola@hotmail.it
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