Turbeville print 2

Deborah Turbeville

Di Salvatore Vitale, 21.11.13 Dark Room

Qualche settimana fa si è spenta Deborah Turbeville all'età di 81 a causa di un cancro ai polmoni.

In Dark Room vi presentiamo diversi fotografi che hanno segnato tappe importanti nella storia della fotografia e nella sua evoluzione e Deborah Turbeville appartiene sicuramente a quella cerchia di artisti che sono stati capaci di donare nuove visioni attraverso il proprio lavoro. 

Nata a Boston, da giovanissima si sposta a New York dove comincia la sua carriera nel mondo della moda come assistente della fashion designer Claire McCardell. Successivamente lavora come fashion editor per Harper's Bazaar Magazine collaborando con fotografi del calibro di Richard Avedon. 
Si avvicina alla fotografia tardi, e proprio Avedon, dopo aver visionato alcuni suoi scatti realizzati in Yugoslavia, decide di insegnarle la tecnica fotografica.



Comincia a dedicarsi alla fotografia di moda, anche se essa stessa non ama definirsi una fashion photographer. Il suo universo ruota, per sua ammissione, in un limbo velato che sta fra la fotografia commerciale e l'arte. Uno dei suoi più celebri editoriali per Vogue mette bene in evidenza questa attitudine. Le foto ritraggono delle modelle in bikini fotografate in un cementificio. Una storia di costrizione in che rievoca le immagini tristemente famose dei campi di concentramento e delle camere a gas. Foto che fanno molto scalpore negli anni '70.

 

La forza rivoluzionaria della Tuberville sta soprattutto nel suo stile: atmofere surreali, location spoglie, modelle languide e scenari che stanno tra il fiabesco e il decadente. Il suo approccio alla fotografia di moda, ma soprattutto all'idea di donna, è stato sicuramente innovativo. Il suo impatto decostruzionista è mosso da una sorta di voglia di distruggere l'immagine stessa. Lei stessa ammette "L’idea della disgregazione è davvero il fulcro del mio lavoro", la distruzione dell'immagine come mezzo per evocare quelle atmosfere misteriose e surreali che permeano ogni suo scatto.


 

Deborah Turbeville ci mostra una donna diversa, cogliendo un momento assai privato dell'universo feminile, un attimo inacessibile da chiunque, fermandolo nel tempo. Questa sua forza espressiva ci permette di vedere donne che sanno di essere fotografate, sono consapevoli dell'atto, della messa in scena, ma in un certo modo raccontano una storia che non ha mai fine. 
Questo sentimento di "interruzione" permea il lavoro della fotografa statunitense: è come se si fosse spettatori di una storia che vuole lasciarsi scoprire ma è raccontata in maniera tale da lasciare sempre qualcosa di inespresso, di celato. Le sue figure e composizioni assumono addirittura dei tratti disturbanti.

È indubbio che Deborah Turbeville abbia donato al mondo una nuova visione della fotografia di moda, vivendo la propria vita come innovatrice e sicuramente rivoluzionaria. Il suo valore è stato riconosciuto e le ha permesso di potersi esprimere lavorando per campagne pubblicitarie e testate come Harper's Baazar e New York Times Magazine.

Questo è solo un piccolo omaggio ad un'artista che sicuramente ci ha lasciato un'eredità infinita.



AL editor.

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