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Musica consapevole: A Tribe Called Quest

Di Gabriele Scanziani, 09.01.14 Il disco della settimana

Più passa il tempo, meno resto stupito dalla musica che eccelle nella tecnica. Più passa il tempo, più mi convinco che ciò che amo in un disco è la capacità di emozionarmi, comunicandomi qualcosa che, come un seme nel terreno, rimane in profondità fino a tramutarsi in qualcosa di diverso. A sedici anni ascoltai per la prima volta un album che fu in grado di suscitarmi emozioni profonde, comunicandomi un linguaggio, una storia e una cultura per me totalmente nuovi. Era il 1996 e l’album in questione è Beats, Rhymes and Life degli A Tribe Called Quest.

Il 1993 fu un anno di enormi successi per il gruppo newyorkese. L’uscita di Midnight Marauders, terzo album degli A Tribe Called Quest, fu accompagnata da recensioni entusiastiche - John Bush, giornalista musicale presso Allmusic e ben noto per le sua vena caustica, ha scritto che:

"[…] l'album cementa il loro status di primi esportatori di un suono rap alternativo. Un suono che affonda le proprie radici nella migliore black music di sempre".
 

Quindi la pressione sulle spalle dei Nostri doveva essere non poca. Si sa, un picco commerciale e di critica spesso è seguito da una delusione. I due lavori sono molto differenti, Beats, Rhymes and Life non è certamente un disco perfetto, ma di sicuro è uno degli album più sottovalutati nell’Hip Hop anni Novanta. Sottovalutato perché non compreso, non compreso perché troppo diverso dai vinili che affollavano gli scaffali dei negozi in quell’epoca. Non bisogna infatti dimenticare che il ’96 fu l’anno del debutto di Jay-Z con Resonable Doubt, dell’acclamato Stakes is High dei De La Soul, di All Eyez On Me di Tupac, di Redman con Muddy Waters. Il 1996 fu un anno di grandi dischi per il panorama Hip Hop dell’epoca, il suono stava cambiando, si stava evolvendo. Da un anno era scoppiata una faida (East Cost vs. West Coast) che segnerà indelebilmente la storia del genere. Una lotta che superava i confini dei quartieri, una battaglia fatta di rime al vetriolo e colpi di rivoltella.

Uno degli aspetti più eccezionali del disco è l'atteggiamento dei due MCs (Q -Tip e Phife Dawg). Il loro carisma si estende inevitabilmente alla loro musica. In un epoca fatta di rime gonfie di odio e rabbia, i due sono mosche bianche che parlano di responsabilità e trasformazione. In modo anche piuttosto convincente. I due trasudano energia e fiducia, il ché non solo rende la loro critica sociale digeribile, ma è anche metro di misura della loro determinazione nel rimanere sé stessi. La loro diversità li rende rinfrescanti, un’alternativa positiva e diversa rispetto alla faida Est contro Ovest, una scelta di stile di sicuro in controtendenza rispetto al fenomeno (più mediatico che musicale) del cosiddetto Gangsta Rap.



Le produzioni sono affidate al collettivo The Ummah, che vede fra i membri fissi Q-Tip, Ali Shaheed Muhammad e il geniale J Dilla, il cui gusto musicale è fine e anticipa i tempi per quanto riguarda l’approccio alla lavorazione dei campioni. La musica attinge dal funk al jazz, con quel suono aperto del rullante, impronta tipica e distintiva di un certo tipo di produzioni. Cosa interessante è che, in arabo, la parola Ummah, significa comunità, nazione o fratellanza. Già questa scelta spiega bene quale fosse l’intenzione e il legame con certe realtà di disagio sociale vissuto dalla gran parte della gioventù afroamericana.

Se amate le canzonette, la musica che non occupa anima e cervello, se siete pigri e non vi va di impegnarvi troppo a tradurvi i testi e/o a ricercare l’origine di un campione, allora questo disco non fa per voi. Non perdete il vostro tempo se vi manca l’interesse. Se invece la vostra curiosità per il rap di quel periodo è aumentata leggendo questo articolo, con Beats, Rhymes and Life vi si aprirà una porta verso un nuovo, sconfinato e affascinante universo.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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