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"Giancarlo Maserati? Da subito un esempio e un modello"

Di Luca Giovanni Ricci, 09.01.14 Palcoscenico: Una vita dietro le quinte

Fabio Doriali è un attore e regista italiano fondatore della compagnia teatrale DDT la quale si esibirà per la rassegna HOME al Teatro Foce di Lugano con lo spettacolo Letto di Lenticchie con Nadia Penzavalli.

Com’è avvenuto il tuo incontro con il teatro?
“Non sono sempre stato un appassionato di teatro, anzi la mia vita artistica era votata alla musica e al gruppo in cui cantavo. Non andavo a teatro, non ne frequentavo i festival e quando mi ci portavano, con la scuola per esempio, la consideravo una cosa noiosa. Nel ’97 conobbi la mia ragazza che faceva l’attrice semiprofessionista in una compagnia emiliana della mia città che si esibiva in diverse città della provincia. Un giorno mi disse: ‘Tu che sei abituato a salire sul palcoscenico per i tuoi concerti, perché non provi anche con il teatro’? Le dissi di sì solo perché era lei a chiedermelo e scoprii immediatamente due cose: che era bellissimo e che ero dotato. La mia dote principale è quella della memoria, il che non è una cosa indifferente per il lavoro dell’attore. Di conseguenza entrai nella scuola della compagnia stessa, all’epoca considerata una compagnia abbastanza importante “La Canea”, con la quale mi esibii sotto la direzione di Giancarlo Maserati, fondatore della compagnia e mio maestro. Devo molto a lui, in primis il fatto di avermi spronato a intraprendere questa carriera dicendomi: ‘Credi in te stesso, prova da professionista’! Dunque, dopo anni e anni di gavetta lasciai il mio lavoro, che era un buon lavoro, e dedicai il 100% del mio tempo al teatro”.

La musica che fine ha fatto?
“È successo che con il gruppo abbiamo litigato in maniera abbastanza forte arrivando a interrompere, da parte mia sia il rapporto artistico che quello di amicizia. Non ho mai più ripreso e mai più riprenderò. Intanto la passione per il teatro crebbe sempre di più.Tuttavia il mio amore per la musica non è cambiato perché ancora oggi continuo nella mia ricerca tra musica e teatro che sono in qualche modo legati tra loro”.

Una volta diventato professionista cosa hai fatto con il tuo lavoro?
“Nel 2004 mi licenziai e si aprirono per me anni di sola professione attorale il che significa: non avere casa, non avere orari, le fidanzate ti lasciano perché non ti vedono mai, non avere più una tua vita perché può capitarti la volta che devi preparare tre personaggi diversi in contemporanea, un giorno hai i capelli lunghi, un giorno corti, un giorno hai i baffi e via dicendo. Tutto ciò continuò fino al 2011 circa.



Nel 2005 fondai assieme a Mirko D’Urso, che conobbi a un seminario teatrale, la compagnia Deserto Dentro Teatro a Lugano dove venivo qualche mese all’anno per curarne la produzione per poi ritornare a fare l’attore girovago italiano”.

Che differenze ci sono tra la scena ticinese e quella italiana?
“Le differenze sono molte. Trovo che in Ticino ci siano degli ottimi cartelloni teatrali che propongano spettacoli di grande livello, penso per esempio al Teatro Foce di Lugano, al Sociale di Bellinzona, non mi riferisco al teatro così detto “di cassetta”, a quello commerciale, alla macchinetta per far soldi. In Ticino il pubblico ha una grande scelta di qualità, cosa che in Italia non sempre è così. Un'altra differenza è che il Cantone o il Comune hanno qualche soldo in più da investire nella cultura rispetto agli enti locali italiani. A livello luganese quello che è stato fatto dagli enti pubblici è eccelso.
Tuttavia una carenza che ho notato sta nello snobismo da parte di una buona fetta di pubblico che cerca solo spettacoli di richiamo televisivo e non si interessa di andare a vedere qualcosa di più. Un altro aspetto riguarda il mestiere dell’attore. La seconda cosa che ho notato è che in chi vuole fare l’attore spesso manca il fuoco e quindi ci si ferma ad un livello hobbistico del mestiere; questo dovuto, forse, dal fatto che generalmente si ha un tenore di vita più agiato che rischia di impigrire e quindi difficilmente fare il salto. In Italia invece c’è una forte competizione che porta a dare tutto se stessi.
Un’altra cosa abbastanza impressionante e rispetto all’Italia è il grande numero di compagnie presenti in un territorio piccolo come il Ticino calcolando che da Bellinzona in su, eccetto Biasca, non c’è più niente. Il peccato è che in questo mare di compagnie e di attori non ci sia nessuno che ne determini una scelta qualitativa rischiando che le compagnie impegnate seriamente a produrre cultura, di quella buona, vengano considerate alla pari di quelle che, al contrario, producono uno spettacolo ogni tre anni
In Italia, nonostante le anormalità fatte dallo Stato, è il pubblico a fare la selezione delle compagnie, dei teatri e degli attori, se sei bravo vai avanti. In Ticino nella moltitudine di compagnie che esistono trovi quelli bravi, in gamba e che hanno qualcosa da dire poi ci sono quelli da filodrammatica che si credono i grandi della scena europea. Questo per chi viene da fuori fa un po’ ridere.
Nonostante tutto voglio ricordare che in Ticino c’è la scuola Dimitri, una delle più importanti scuole di clown d’Europa; c’è Daniele Finzi Pasca che sappiamo tutti dov’è arrivato e altre compagnie che regolarmente vanno in scena all’estero da anni impegnandosi molto. Questi è giusto che vengano aiutati e sostenuti. Il peccato sta quando vedi equiparato un prodotto di scarsa qualità con uno di alta qualità. Questo, ripeto, è dato dal fatto che non esista un metro di qualità”.

Nella foto: Mirko D'Urso e Fabio Doriali


Non ho mai vissuto nello stesso posto per più di sei anni. Adattarmi è stata una necessità. Arricchirmi...un piacere! Ho studiato Filosofia e Teologia a Roma. Mi piace tenermi informato e ascoltare le persone che stimo.

luca.ricci@lugano.ch
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