Zaz

Zaz: Zaz

Di Gabriele Scanziani, 10.04.13 Il disco della settimana

Un po’ grazie a alla mia grande passione per la musica e un po’ grazie anche a questa rubrica ho recensito diversi dischi in questo ultimo periodo. Nel corso di questo viaggio in musica ho trovato punti di forza, piccole perle e operazioni puramente di mercato. Ammetto che l’album d’esordio di questa bravissima cantante francese esula da tutto quello che ho sentito fino ad ora.
Il disco non è semplicemente bello, nell’accezione musicale del termine, si tratta invece di un album estremamente ricco. Gonfio di emozioni, colmo di vari ambienti, contaminato in modo equilibrato e perfettamente bilanciato. In poche parole, finalmente un'opera che non ho paura a definire arte pura.

Quando ascolto un disco, nonostante cerchi di astrarmi il più possibile, sento spesso la mancanza di un percorso vissuto, di un racconto, di una condivisione di pezzi di vita con l’ascoltatore. Tutto questo l’ho ritrovato nell’album di Zaz. Cullato dalle note, mi pare di essere teletrasportato sulla rive gauche della Senna negli anni Settanta, con i suoni caldi dei bistrot, in mezzo agli artisti di Montmartre che vendono le loro tele colorate per strada.

Il singolo "Je veux", trasmesso in radio fin quasi alla noia, non rende giustizia ad un disco che arricchisce chi lo ascolta traccia dopo traccia. Gran gusto, gran scelta, gran voce. La canzone d’apertura "Les passants" è già di per sé un piccolo capolavoro, ma l’apice arriva con "Dans ma rue". Il pezzo, già noto grazie a quell’angelo caduto che fu Édith Piaf, coinvolge tanto quanto la versione precedentemente cantata dalla grande Piaf. Sempre scettico davanti alle cosiddette cover, mi rendo invece conto che non si possono confrontare due mondi tanto diversi come nel caso di Zaz che canta la Piaf, finalmente interpretando una canzone già conosciuta alla sua maniera, in modo squisitamente personale.


Altra canzone che esce dagli schemi e che sa emozionare con il giusto equilibrio di semplicità e profondità è "Trop sensible", che insieme a "Port Coton" bilancia il disco regalando all’ascoltatore parole d’amore come si scrivevano solo un tempo. Parole che dipingono rapporti difficili, spesso in contrasto, più sovente ancora svaniti in preda ai folli giochi della vita. Si potrebbe anche dire che, proprio per quello che scrive, Zaz è una cantante forse un po’ idealista in un mondo di cinici, ma certo non si può dire che il suo approccio alla musica sia semplicistico o superficiale.

Questo disco è un diamante grezzo, che regala alla musica popolare un momento di eleganza e gusto rari per l’epoca che -purtroppo- stiamo vivendo.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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