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Almanya - La mia famiglia va in Germania

Di Ester Pasquato, 23.06.14 24 Fotogrammi

Il film racconta, con un tono appassionato e ironico al tempo stesso, la faticosa integrazione in terra tedesca da parte di una famiglia di turchi, la famiglia Yilmaz, ispirata alla vita della stessa regista Yasemin Sandereli. In particolare si ripercorre la vicenda di nonno Hüseyin, che in gioventù era stato il milionesimo e uno immigrato perdendo di un soffio, a causa di un’innata gentilezza, il premio assegnato al milionesimo il quale, dopo una vita di sacrifici, si  riscatta infine realizzando il sogno di comprare una casa nell’amata patria.


Il viaggio, organizzato con figli e nipoti allo scopo imminente di ristrutturarla, si trasforma così in una sorta di percorso a ritroso che, se da un lato permette allo spettatore attraverso gli occhi del piccolo Cenk, il più giovane membro della comitiva, di comprendere nitidamente le profonde radici in cui affonda la storia familiare, dall’altro si rivela una sorta di iniziazione verso un futuro da costruire sulla base della nuova identità, acquisita ora in modo più pieno e consapevole.
La vicenda si snoda dunque vivacemente tra un passato colorato di ricordi e un presente con cui ingaggiare sempre nuove sfide, fra la tragicità di una tradizione che sembra doversi spezzare, il riso che talora il confronto con una realtà “altra” può suscitare e la gioia di scoprire che in fondo è proprio dal baratro, apparentemente incolmabile, della differenza che nasce la più intima unità.
Così, nel tentativo di definire cosa sia in sostanza un individuo, affermava un saggio: “Siamo la somma di tutto quello che è successo prima di noi, di tutto quello che è accaduto davanti ai nostri occhi, siamo tutto ciò che accade dopo che non esistiamo più e ciò che non sarebbe accaduto se non fossimo mai esistiti”.


Dimmi, o luna: a che vale al pastor la sua vita, la vostra vita a voi? dimmi: ove tende questo vagar mio breve, il tuo corso immortale?

esteroula_p@hotmail.com
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