Karriemriggins

Quando Jazz e Hip Hop si fondono

Di Gabriele Scanziani, 05.02.14 Il disco della settimana

Molti non avranno mai sentito parlare di Karriem Riggins, tuttavia l'elenco degli artisti con cui ha lavorato include alcuni nomi che hanno un gran peso nel panorama musicale internazionale. Il batterista e produttore ha fatto musica con tutti, da Paul McCartney a Common, è andato in tour con Diana Krall, è stato allievo del grande bassista jazz Ray Brown, il quale, a sua volta, ha suonato con Dizzy Gillespie e con il pianista Oscar Peterson.



Sebbene il suo nuovo album Alone Together sia la sua prima apparizione da solista, suona come il lavoro di un veterano ed è una grande aggiunta alla lista, in continua espansione, di lavori strumentali a cavallo tra jazz e hip hop. Perché Riggins è carico di talento, musicalmente è un cuoco dal palato fino, un onnivoro che tutto ha gustato nel corso del suo apprendistato. Di questo si tratta, poiché il disco stesso è una sorta di corso di studio: ogni pezzo, in base alla sua costruzione e alle influenze distinte, porterà l’ascoltatore curioso in un vortice di suoni meravigliosi e affascinanti. È un viaggio nella tana del bianconiglio.

Come produttore hip hop, lo stile di Riggins si uniforma più strettamente al formato J Dilla, che vede loop e campioni miniaturizzati e rimescolati insieme, che poi rivivono grazie a tappeti percussivi sapientemente architettati, con grande attenzione al dettaglio.
Riggins, comunque, è ben più di un semplice clone convincente di Dilla. L'interesse del produttore verso gli strumenti dal gusto esotico richiama anche alcune incursioni più lontane di Madlib. "Moogy Foog It" ne è un chiaro esempio, basti pensare all’album Beat Konducta in India per palesare i paragoni e le associazioni sonore con il sopraccitato Madlib. Altra conferma del grande gusto e del vasto appetito musicale, lo si trova in “Summer Madnsess SA”, che svela il bellissimo campione preso da Caetano Veloso e dalla sua “Ohla O Menino”.

Anche se funziona, la dispersione di Alone Together, in termini di tracklist, non si può non considerare. Pare quasi che i brani non abbiano una vera e propria progressione per quanto concerne la successione musicale. Il ché potrebbe benissimo essere un’ulteriore ricerca da parte di Riggins, che, se l’ipotesi fosse confermata, sarebbe riuscito a creare un album in grado di conferire le medesime vibrazioni anche se ascoltato con la famigerata funzione shuffle.

Per la maggior parte, il calore analogico della strumentazione dal vivo è impiegato cum grano salis, presente dove deve esserci, assente dove è di troppo. I disegni si animano quando incorporano toni di bell melodiose in "Ding Dong Bells", un bellissimo clavicembalo in "Harpsichord Session" e l’uso, al quanto atipico per come ci viene presentato, del flauto contralto in "Alto Flute ".
Ora, se mi è concessa una piccola, ridicola lamentela, sono convinto che Riggins abbia bisogno di un corso accelerato nell'arte di nominare le cose. Sospetto che i suoi animali domestici si chiamino Cane, Gatto e Pappagallo.

Il calore degli strumenti viene integrato sapientemente dall’uso delle voci, sia campionate che registrate dal vivo. Che sia la voce solare di Veloso, o Common che lo introduce in un concerto dal vivo, o il trio di cantanti in “I Need Love”, canzone dal sapore del primo suono Motown. Va riconosciuto che, anche quando le voci non sono presenti, Riggins dà quasi ad ogni traccia abbastanza complessità musicale per brillare di luce propria. Tutto in quest’album suonerebbe fantastico con un buon rapper, ma nessuna delle tracce si percepisce incompleta per l’assenza di testi.



La morte, o quella che io considero la naturale metamorfosi, del MC come concetto è un argomento fin troppo comune per risultare interessante in una conversazione, ma l'attuale ascesa dei produttori hip -hop strumentale è un fenomeno che è stato ignorato per troppo tempo. Sempre più artisti (Thundercat, Knxwledge, Eb7#9, solo per citarne alcuni ) stanno combinando la rigidità delle strutture rap tradizionali, con le tendenze progressiste del jazz per creare musica strumentale che si rivolga agli appassionati di entrambi i generi. Di tanto in tanto Riggins esplora i margini della sperimentazione, "Water", ad esempio, ricorda le complesse ambizioni di produttori come Flying Lotus. Tuttavia il Nostro mantiene per lo più le cose semplici, ma efficaci.

Per essere totalmente onesti, trovo Karriem Riggins in una fase ancora formativa, al contrario di suoi compagni di etichetta come Homeboy Sandman o Vex Ruffin. Francamente , il suono è interessante ma non unico. Le tracce sono ben concepite, ma manca la riconoscibilità di un percorso sonoro definito e indipendente da quanto esplorato prima da altri. Detto questo, si tratta davvero di un bel lavoro, un successo, musicalmente parlando, che si spera porterà Riggins a continuare la propria carriera da solista, approfondendo le sue esplorazioni in territori maggiormente sconosciuti.


Giornalista non tesserato, appassionato di black music e delle sue varie sfumature. Attore, ballerino, presidente. Non sono nessuna di queste cose.

gabriele.scanziani@agendalugano.ch
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