Bici verde

La bicicletta verde

Di Ester Pasquato, 30.06.14 24 Fotogrammi

Questo primo lungometraggio girato integralmente in Arabia Saudita narra la storia di una dodicenne, Wadjda, che tenta con ogni mezzo di realizzare il suo sogno: possedere una bicicletta. Ma la vicenda si complica non poco se la inseriamo in un contesto tendenzialmente fondamentalista dove, sullo sfondo di una lotta costante tra universo maschile e universo femminile e di dogmi che si snodano imprigionando ogni segmento della nostra esistenza in una catena di assurdità, anche un puro oggetto di divertimento diventa un terribile simulacro del peccato.
E la nostra protagonista, non più bambina ma non ancora donna, con tutta la tenerezza che quest’età in sé conserva, è tuttavia profondamente consapevole della grinta che è necessario sfoderare in nome di una libertà che, piuttosto che da difendere, si tratta innanzitutto di conquistare.

La bicicletta verde è un’opera di dolce e penetrante realismo che, in una terra dove i cinema non esistono, si presenta con delle forme che sorprendono lo spettatore per la loro delicatezza, non arrivando mai ad imporre prepotentemente un punto di vista sul placido scorrere di una narrazione dove le ipocrisie del dogma fondamentalista si scontrano non tanto con una concezione idealistica del mondo, ma con i sogni e i bisogni pratici di un’adolescente spensierata ben prima che rivoltosa. Così, a scuola, Wadjda sfida l’apparato ideologico di Stato sfruttando una gara di recitazione del testo sacro, il Corano, a scopi puramente utilitaristici e rivendicando in tal modo da un lato la libertà di ammiccare a quell’Occidente così lontano e proibito e dall’altro la possibilità di piegare il mondo a cui appartiene dettandogli ella stessa delle nuove, più umane, regole.


Dimmi, o luna: a che vale al pastor la sua vita, la vostra vita a voi? dimmi: ove tende questo vagar mio breve, il tuo corso immortale?

esteroula_p@hotmail.com
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