Irene zagrebelsky

Il teatro: mezzo per entrare in relazione con l'Uomo

Di Luca Giovanni Ricci, 06.02.14 Palcoscenico: Una vita dietro le quinte

Irene Zagrebelsky lavora come attrice di teatro a Torino, città in cui vive, e in tutta Italia, affiancando a questa attività quella di aiuto-regista, conduttrice di progetti di Teatro dell’Oppresso e laboratori teatrali. Nel 2013 ha fondato l’Associazione Culturale TeatroContesto.


Quando hai capito che il teatro sarebbe stato il tuo lavoro?
“Diciamo che sin da bambina ho sempre giocato a fare l’attrice in casa imbastendo le mie scenette. Finché un giorno, i miei genitori, stanchi di vedermi gironzolare con costumi più o meno arrangiati mi hanno portato ad una scuola di recitazione, cosa che per una persona timida come me, come molto spesso sono gli attori, è stata molto difficile poiché significava salire su un palco e vincere questa timidezza.
Terminata questa scuola, era il tempo delle superiori, capii che l’attrice era quello che avrei voluto fare da grande e iniziai a fare una serie di provini presso varie scuole finché sono stata presa a quella del Teatro Stabile di Torino, allora diretta da Luca Ronconi. Ho passato due anni molto intensi, in cui ho avuto la possibilità di confrontarmi con grandissimi maestri. Successivamente alla scuola ho iniziato a lavorare come attrice”.

Non hai mai pensato di mettere da parte il teatro e fare altro?
“C’è stato un punto in cui ho proprio deciso di smettere ed ho iniziato a fare altro per alcuni anni. Mi occupavo di immigrazione, soprattutto nelle scuole, contemporaneamente ho terminato l’università, che avevo iniziato parallelamente alla scuola di teatro, laureandomi in antropologia culturale. Poi inaspettatamente il teatro è rispuntato fuori e non l'ho più lasciato. È un mestiere strano, certamente duro ma che ha molto a che fare con la passione.

Hai dovuto fare molte rinunce?
“Non so. Sicuramente ad un certo punto ho scelto che non avrei rinunciato, per il teatro, ad avere dei figli. Adesso infatti ho due figli che sicuramente mi hanno tolto tempo ed energie, tuttavia mi hanno tirato fuori una grandissima determinazione e altrettanta creatività, oltre che a una grandissima organizzazione. Insomma, il mettere al mondo i miei figli ha alimentato molto la mia arte.
Oltre all’attrice ho iniziato a ricoprire diversi ruoli come aiuto regista, regista e a fare laboratori nelle scuole.

Cosa cerchi di comunicare facendo teatro?
“Negli ultimi anni faccio un tipo di teatro che si chiama teatro-forum in cui si discute con le persone di varie problematiche. Si presentano delle scene che raccontano dei problemi e che finiscono male, si invitano gli spettatori a salire inscena per sostituire un personaggio e provare a modificare la situazione. Ho costituito un associazione culturale che si chiama TeatroContesto, dove si sviluppa questo tipo di teatro in cui credo molto perché ti mette in una relazione diretta con il pubblico. Faccio questo tipo di teatro perché anch’io come molti altri attori, in modo diverso, ho sentito il bisogno di un lavoro che non consistesse solo in un’interpretazione più o meno riuscita o soddisfacente ma fosse un mezzo per entrare in relazione tra esseri umani. Il teatro-forum ha delle valenze molto sociali.
Quando mi trovo a leggere dei testi desidero che attraverso la letteratura il pubblico possa entrare insieme a me nella complessità degli esseri umani. Penso che i grandi autori siano grandi perché ti fanno entrare nella complessità dell’essere umano, nelle ombre, nelle cose inaspettate e nelle inquietudini; e quando riusciamo  ad entrare in relazione con questa complessità entriamo in relazione con la nostra umanità e con quella degli altri.

La lettura sicuramente è una parte fondamentale del tuo lavoro, ce n’è una in particolare che ti piace?
“Mi piace molto entrare nella scrittura e macinarla creando dei miei percorsi. Quando si legge e si entra nel testo e nel sottotesto di un grande scrittore, ti si aprono dei mondi e si scende in profondità ed è difficile dire in quale profondità preferisco addentrarmi. Certo, il piacere che si prova nel leggere i grandi classici è immenso

Nel poco tempo che hai avuto di stare a Lugano che impressione ti ha dato?
“È la prima volta che vengo a Lugano e la cosa che più mi ha colpito è stata quella di sentir parlare la mia lingua in un paese che non è il mio, non mi sarei aspettata uno spaesamento del genere. Ho girato un po’ per la città, anche se non molto perché ho fatto le prove in questo bellissimo teatro (Teatro Foce ndr) con dei tecnici bravissimi, gentili e disponibili. Ho mangiato un panino sul lungolago e mi è piaciuta molto questa dimensione, che credo abbia delle ripercussioni sulla serenità delle persone, sul rapporto con la natura, gli alberi, il lago, i gabbiani. Mi sono chiesta quanta serenità possa portare, vivere in una città così, a dimensione d’uomo, con una natura così presente”.


Non ho mai vissuto nello stesso posto per più di sei anni. Adattarmi è stata una necessità. Arricchirmi...un piacere! Ho studiato Filosofia e Teologia a Roma. Mi piace tenermi informato e ascoltare le persone che stimo.

luca.ricci@lugano.ch
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