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Il Capro Espiatorio

Di Luca Giovanni Ricci, 10.02.14 Curiosando

Spesso quando si cerca una persona alla quale addossare tutta la colpa si sta cercando un “capro espiatorio” e spesso questo capro, in realtà, non è il vero colpevole.
Il detto del “capro espiatorio” deriva da una tradizione ebraica molto antica. Nel giorno del perdono (Yom Kippur), festa di enorme rilievo per la religione ebraica, venivano presentati al Sommo Sacerdote due capri sui quali si faceva cadere la sorte per vedere quale sarebbe stato il capro “espiatorio” e quale il capro “emissario”. Il primo veniva sacrificato e con il sangue si aspergeva il tempio e l’altare per purificarlo dai peccati del popolo d’Israele, il secondo, tramite l’imposizione delle mani del Sommo Sacerdote, veniva caricato di tutti il peccati del popolo d’Israele e successivamente condotto nel deserto per morire precipitato da una rupe.
Anche il secondo capro, in un certo senso, si potrebbe chiamare capro espiatorio per il fatto che gli vengono addossate tutte le colpe del popolo.
Oggi, non essendoci più il tempio, questo rito non viene più praticato ma rimane comunque fortissima la tradizione della festa dello Yom Kippur, considerata la festa più santa e solenne dell’anno, nella quale non si può mangiare, bere, truccarsi, lavarsi, indossare abiti o scarpe di pelle e unirsi al proprio coniuge poichè ognuno in quel giorno deve .
È interessante vedere come nella letteratura esista il personaggio di Benjamin Malaussène , ideato da Daniel Pennac, il cui mestiere è proprio quello di fungere da capro espiatorio; Benjamin si accolla le colpe non sue, subendo i rimproveri del datore di lavoro, fino ad impietosire il cliente e fargli così dimenticare la sua lamentela.


Non ho mai vissuto nello stesso posto per più di sei anni. Adattarmi è stata una necessità. Arricchirmi...un piacere! Ho studiato Filosofia e Teologia a Roma. Mi piace tenermi informato e ascoltare le persone che stimo.

luca.ricci@lugano.ch
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