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Territorio, 02.06.15

Bernard-Henri Lévy e i nuovi equilibri internazionali

L’arrivo di Bernard-Henri Lévy a Lugano non è passato inosservato. All’entrata infatti un gruppo di manifestanti ha voluto portare in modo pacifico il suo sostegno alla Palestina. All’interno una sala gremita ha potuto assistere alla conferenza del noto filosofo, giornalista e scrittore francese invitato dall’Associazione Svizzera Israele, in occasione dell’Israel Day, che ricorda l’anniversario della nascita dello stato d’Israele. Numerosi gli ospiti presenti fra cui i rappresentanti delle autorità federali, cantonali e comunali e l’Ambasciatore d'Israele a Berna, Yigal B. Caspi.

In apertura il saluto dell’on. Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato ticinese e dell’on. Marco Borradori, Sindaco di Lugano.

Il dialogo sul tema  Nuovi equilibri internazionali - Le sfide di Israele, è stato moderato da Marcello Foa, dirigente del gruppo editoriale TImedia, professore e giornalista.

I temi trattati sono quelli di maggiore attualità: il difficile percorso di istituzione della democrazia nei paesi medio-orientali, l’Isis e la minaccia del terrorismo, il processo di pace con la Palestina, la Francia dopo l’attentato a Charlie Hebdo.

Quella che è stata chiamata la Primavera araba, si è rivelata a distanza di pochi anni, come il trionfo dell’estremismo. I tentativi di instaurare la democrazia sembrano esser stati vinti dalla potenza dei gruppi fondamentalisti che per loro caratteristica creano più coesione in quanto presentano un’unica visione alla quale dover aderire. I moderati invece, come spesso capita, sono più frastagliati, con modi diversi di intendere la messa in atto della democrazia, che in questo modo facilitano la salita al potere di altre forze.

La fondazione dello stato di Israele da questo punto di vista per Lévy è esemplare. Nonostante la provenienza dei suoi membri fosse estremamente variegata e alcuni giungessero da nazioni con regimi totalitari, la democrazia si è istaurata fin da principio. Si tratta di un evento straordinario per il filosofo anche il fatto che nonostante in questi 67 anni di vita Israele abbia vissuto in continuo stato di allerta fra guerra reale e sospesa, i principi democratici non si siano perduti. Certamente si tratta di una democrazia imperfetta dove, riconosce lo stesso Lévy, si fanno anche degli errori.
Nei paesi circostanti invece il processo sembra ancora lungo e difficoltoso anche perché spesso entrano in ballo aspetti economici, legati alla potenza militare e al sostegno o meno di altri paesi.

Per il giornalista, l’Isis oggi rappresenta in un certo senso l’unione dei valori estremisti di Al-Qaeda con l’organizzazione strategica dei collaboratori di Saddam Hussein. L’Occidente non ha colto fin dal suo nascere la pericolosità di questo movimento che oggi possiede un territorio, uno stato, un’amministrazione e delle risorse economiche rilevanti, e non è intervenuto in tempo. Un esempio è quello della Siria, dove la rivoluzione è iniziata attraverso le forze moderate del paese, ma dopo mesi e mesi di guerra e tante vittime, ora è in mano alle potenze islamiste.

Per quanto riguarda il conflitto israelo-palestinese, Henri-Bernard Lévy, sostiene la creazione di uno stato palestinese indipendente. Anche se ciò avvenisse, secondo lui, resterebbero aperte le problematiche con Hamas e gli Hezbollah che vanno al di là della causa palestinese.

Non poteva mancare una domanda riguardante la Francia e la situazione del paese dopo gli attentati di gennaio. Lévy si dice soddisfatto di come abbia reagito il paese e si sia compattato in questi eventi tragici. Avrebbe infatti potuto istallarsi un clima di sospetto con conseguenti divisioni, ma non è avvenuto anche se la vigilanza è aumentata.

Al termine dell’incontro il pubblico è stato allietato dalla presenza del cantautore Marco Ferradini che ha voluto omaggiare l’amico e artista scomparso nel 1988, Herbert Pagani

 

Immagine: © Itzik Edri

 

Manuela Masone