Felpa nera pugni uniti 2

Comunicazioni, 24.06.15

Intervista a Maxi B: Maledetto

Che differenza c’è tra Maxi B e Maximiliano Bonifazzi?

Quando ho cominciato a fare rap ho fatto un voto: non ci sarebbero mai state differenze fra Maxi e Maximiliano. Poi, col tempo, ho lasciato a Maxi B l’incombenza di sopportare il mio lato oscuro, mentre a Maximiliano ho regalato tutte le gioie: godersi suo figlio, la sua compagna, i suoi amici e i momenti piacevoli della vita. Mi ritengo una persona, non un personaggio. Quindi di differenze tra i due in realtà ce ne sono poche.

Come funziona il tuo processo creativo?

Solitamente parto da una frase, una che rappresenti tutto il disco o tutta la canzone al meglio, ci rimugino sopra un po’ e costruisco il testo mentalmente. Spesso in modo totalmente libero, spostando parti, sostituendole, finché non raggiungo un buon numero di rime. Una volta convinto scrivo il pezzo, ma non lo concludo mai del tutto prima di registrare, lascio sempre qualche aspetto aperto all’improvvisazione.
In questo disco ho volutamente cercato di non rispettare le classiche strutture fisse e conosciute da tutti nella musica rap. Ho scritto pezzi con strofe chilometriche, canzoni con stacchi che arrivano quando meno ce li si aspetta, ho cercato di essere meno legato possibile a strutture creative, per massimizzare la mia libertà. Per questo ho voluto un disco che fosse il meno prevedibile possibile.



Come mai il disco è “maledetto”?

È semplice: questo è il disco sbagliato, nel momento sbagliato, dell’artista sbagliato. Lo è perché Maxi B adesso è anche uno speaker radiofonico, è adulto e quindi può far strano un disco così arrabbiato. In realtà è proprio perché la passione è ancora fortissima che il disco ha il carattere che ha. Nasce da una delusione, anche per questo è maledetto. Vedo che i maggiori artisti rap italiani stanno approfittando della cultura hip hop, sfruttandola o ignorandola quando gli conviene e presentandola per quello che non è. Oggi i testi vengono scritti a tavolino per colpire soprattutto il pubblico più giovane, gli adolescenti in primis, io invece cerco di fare musica per tutti.
 



Stai dicendo che è sbagliato mischiare i generi? Il rap con la musica pop ad esempio?

Non mi sento di dire agli altri cosa dovrebbero fare, è un atteggiamento piuttosto spocchioso e non mi appartiene. Non penso che il rap non possa spostarsi da un genere all’altro, anche perché nasce da mille contaminazioni, non ha quindi senso fare i puristi. Bisogna però ricordarsi che la contaminazione non significa per forza diventare qualcosa di completamente diverso. L’attitudine pop è molto diversa da quella rap, l’artista che fa pop music deve sempre cercare di essere accondiscendente, non deve esporsi mai troppo e la sua comunicazione, da ciò che dice ai vestiti che indossa, è studiata a tavolino. Il rap come genere e l’hip hop come linguaggio non hanno mai avuto un carattere diplomatico e accondiscendente anzi, esattamente l’opposto.
Il rap di oggi invece è costruito come la musica pop, quindi perde quell’immediatezza che è tipica del genere, diventa qualcosa di diverso. Questo implica che i testi che ne escono sono fini a se stessi e la musica diventa legata al personaggio, più che alla persona. In questo modo la musica rap diviene meno interessante perché perde i contenuti, che sono l’anima stessa di questo genere.
Mi va benissimo che si faccia musica pop, dico solo di non confondere le idee alla gente, quando si premia il miglior rapper in Italia, in realtà si sta premiando un artista pop. Non c’è niente di male in questo, solo sarebbe bene chiamare le cose con il loro nome.

Dove ti vedi nel 2025?

Se parliamo del percorso musicale di Maxi B non saprei rispondere in maniera completa, per quanto riguarda la presenza nei concerti dal vivo penso che diminuirà. Invece non credo che smetterò la fase di scrittura e di creazione delle canzoni, sempre se avrò ancora qualcosa di interessante da dire. A mio modo di vedere il messaggio è la prima cosa, quindi se dovessi rendermi conto di non avere più argomenti interessanti, smetterei come conseguenza naturale.
Per quanto riguarda Maximiliano invece, mi vedo in radio, lavoro che mi sta dando moltissime soddisfazioni e che ho sempre sognato di fare. Sto studiando tanto per questo e spero di essere sempre al passo anche in futuro. Poi mi piacerebbe anche concludere la fase di scrittura non legata alla musica, ho scritto parecchio materiale, ma non sono ancora pronto a pubblicarlo. In futuro mi piacerebbe dedicare più tempo anche a questa dimensione.
Infine mi vedo a fianco di mio figlio, seguendolo passo per passo senza impormi ma essendo presente per lui in ogni momento in cui dovesse avere bisogno.

 

Gabriele Scanziani