Torsten

Divisione Eventi, 30.06.15

Torsten Hartung: una storia dura, un assassinio, un incontro che cambia la vita

Ospite del Giornale del Popolo  al Wor(l)ds Festival, Torsten Hartung ha una storia molto dura. Cresciuto in una famiglia dove la violenza era all’ordine del giorno, all’età di 7 anni assiste al tentato suicidio della madre che lo accusa di essere responsabile di tutto. Quando aveva 10 anni, per un brutto voto a scuola, viene picchiato brutalmente dal padre. A partire da questo momento entrerà anche lui in una spirale di violenza e ribellione che lo porterà ad un epilogo estremo. A 18 anni finisce per la prima volta in prigione e poi sarà un continuo dentro e fuori. L’incontro con una ragazza di cui si innamora e con la quale resterà per 7 anni e mezzo sembra essere un nuovo inizio, ma tutto ciò non basta. Dopo la fine della loro storia entra in contatto con la mafia russa e diventa il capo di un traffico internazionale di auto di lusso. La sua banda conta 54 membri e guadagna 90'000 dollari a settimana. Inizia così un periodo dove soldi, donne, alcol e droga non mancano mai. Quando il suo ruolo di leader viene minacciato da un concorrente in affari, accade un fatto che cambierà per sempre la sua esistenza: il 20 giugno 1992 spara e uccide a sangue freddo in un’imboscata il rivale. Subito parte per la Spagna e durante un’uscita in parapendio, cade da 50 metri uscendone illeso, qui inizierà a chiedersi come mai sia ancora vivo.

In seguito viene arrestato dall’Interpol a Stoccolma, rimpatriato a Berlino e tenuto in cella di isolamento per 4 anni, 9 mesi e 2 giorni. A quel punto si ritrova solo con se stesso e comincia ad analizzare la sua vita, a riconoscere gli errori e capisce che una delle sue paure più grandi è quella di non essere amato. Tutto ciò avrebbe potuto portarlo alla disperazione o alla pazzia, ma una sera avviene qualcosa di singolare: dopo aver visto un film sulla vita di Gesù, anche se non ha mai creduto in Dio, formula una preghiera “Non so se esisti, ma se ci sei, regalami una nuova vita”. Quella sera nella cella chiede perdono, piange, racconta tutta la sua storia e percepisce una presenza che prima non conosceva; vive una conversione. Inizia così il suo percorso di fede in un primo tempo in prigione. Arriva anche il processo e viene condannato a 15 anni. Il 20 giugno 2000, esattamente 8 anni dopo l’assassinio, riceve il battesimo e poco dopo ritrova la libertà. Inizialmente collabora con il penitenziario dei minori e dopo 3 anni fonda una casa per accogliere le persone che escono dal carcere e aiutarle a ricominciare. Nel frattempo conosce Claudia, che diventerà sua moglie. Oggi la casa che hanno fondato accoglie anche numerosi immigrati.

Al termine il pubblico ha potuto porre diverse domande anche molto personali alle quali Torsten non si è sottratto: sull’incontro con la moglie, sulla relazione tutt’ora difficile con la sua famiglia, sui tentativi di contatto con i familiari dell’uomo che ha ucciso… Molti, incuriositi dalla sua esperienza si sono intrattenuti con lui. Si direbbe proprio che la possibilità di una nuova vita gli sia stata accordata.

 

Per un approfondimento: intervista del Giornale del Popolo

 

Manuela Masone