Foto paolocci nicoletta

Territorio, 22.09.15

Incontro con Nicoletta Paolocci Alborghetti, bibliotecaria al Liceo di Lugano 1

Nicoletta Paolocci Alborghetti ha passato la sua vita lavorativa tra i libri e a contatto con giovani studenti che ha accolto e visto partire verso nuovi orizzonti. Dai sui inizi presso la biblioteca del Liceo di Lugano 1 alla fine degli anni '70 ad oggi, il mondo giovanile è cambiato notevolmente grazie anche all'arrivo della rete. Quello di bibliotecaria è un ruolo discreto ma che può lasciare il segno quando diventa uno strumento per permettere al ragazzo di spaziare verso mondi nuovi. Nicoletta lo svolge con passione. Siamo andati ad incontrarla all'inizio di questo nuovo anno scolastico per parlare con lei di giovani, cultura, lavoro...

Raccontaci qualcosa di te…

Ho iniziato nel lontano 1979 come bibliotecaria al Liceo di Lugano 1 e non ho mai cambiato posto di lavoro. Il mio mestiere ha due anime: una molto tecnica perché i libri vanno catalogati e un po’ conosciuti, e poi c’è il lavoro di contatto con l’utenza, gli studenti e i docenti. Occorre rispondere alle richieste, consigliare,  insegnare agli studenti a cercare i libri. Quando ho iniziato era molto facile, c’era un catalogo cartaceo e bastava indicare il settore. Oggi invece con il catalogo informatizzato e le molteplici possibilità di navigazione, occorre saperli indirizzare. A volte la consulenza diventa anche luogo di ascolto. Quando ritrovo una persona dopo anni che mi dice - Grazie a te ho approcciato la poesia - per me è una delle soddisfazioni più grandi, sapere di essere stata utile e di aver lasciato traccia non tanto della mia persona, ma aver trasmesso l’amore per qualcosa di nuovo che potrebbe essere d’aiuto per delle scelte future. Questa ragazza ad esempio ha studiato lettere e frequenta la poesia.

Quali cambiamenti ci sono stati in questi anni?

A livello di studi e di interessi, negli anni ’80, i ragazzi si indirizzavano maggiormente verso la politica, il cinema, le scienze sociali. Oggi i giovani non hanno più delle linee di percorso ma spaziano molto nei loro interessi, forse perché è cambiata l’offerta formativa. Hanno la possibilità di scegliere più percorsi che vanno dalla psicologia alla letteratura di viaggio, alla cultura europea… 
Con l’arrivo di internet e degli smartphone anche il modo di fare ricerche è cambiato. La prima cosa che fanno è cercare in rete. A partire da lì bisogna però insegnar loro a valutare i risultati che trovano, a valutare le fonti, capire che cosa è attendibile o meno, far sì che sappiano orientarsi. Il buon libro è comunque ancora il punto di riferimento principale per un lavoro di ricerca.


Immagine: Flickr.com - Giulio Bernardi

 

In questo momento si parla tanto di cultura. Perché è importante che una persona ampli il proprio orizzonte culturale?

Leggere un buon libro, ascoltare un concerto, vedere uno spettacolo di danza, arricchisce la persona che ne fruisce e può diventare l’isola in cui trovare una dimensione propria in un mondo in cui tutto è basato sul lavoro, sulla produttività, sulla resa. Ciò permette di liberare la mente e di ricaricare le batterie. Perché altrimenti rischiamo davvero di avere una vita fatta solo di lavoro.

La biblioteca collabora con i progetti di istituto in particolare con un progetto che si chiama Gli immediati dintorni che è coordinato da Fabio Pusterla nel quale vengono proposti incontri con poeti, uscite a teatro, presentazioni di libri, concerti, per permettere agli studenti di ampliare gli orizzonti e di usufruire di un’offerta culturale vasta e di qualità. Questi incontri permettono ai giovani di scoprire mondi diversi. La cultura può anche favorire un certo modo di porsi di fronte al mondo del lavoro: oggi è richiesta flessibilità e mobilità nella vita e quindi una certa elasticità intellettuale che permetta di riciclarsi e di lavorare a tutto campo.

Cosa apprezzi  maggiormente nel tuo lavoro?

Mi dispiace vedere partire i ragazzi, ma allo stesso tempo li incoraggio a volare. Questo istituto ha dato tantissimo anche a me, sono cresciuta a livello culturale e umano nello scambio con gli altri.
Risvegliare nel giovane interessi e capacità? E’ la cosa in assoluto più difficile ma anche bella da fare perché bisogna stabilire un rapporto con l’altro. C’è sempre il rischio di sbagliare ma la cosa principale è ascoltare. Ogni tanto mi scopro nel ruolo di zia. La zia consiglia, segue ma ha un ruolo più esterno rispetto ai genitori. 

 

Intervista di: Manuela Masone