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Territorio, 16.10.15

Uno sguardo sul Festival Diritti Umani Lugano #2

Nella seconda giornata del Festival Diritti Umani Lugano in proiezione il film Dirty Gold War di Daniel Schweizer, seguito dal dibattito: Cosa compriamo? Le vie del commercio internazionale.

Sempre piena anche in questa occasione la sala 3 del CineStar, che ha aperto la sessione pomeridiana accogliendo in primis il regista svizzero a raccontatare quella che è stata la storia di questo film, come è nato e cosa ha significato per lui. Schweizer ha spiegato la sua affezione particolare per il popolo della Guyana Francese, nata all'età di 8 anni, leggendo un libro di racconti che lo affascinò. Ha riaperto poi uno scorcio sul suo film precedente Dirty Paradise, confessando che la scoperta delle cause che hanno portato il popolo indigeno al rischio di estinzione, e cioé la grave situazione di pericolo in cui la Guyana francese si stava venendo a trovare, in seguito all'estrazione illegale dell'oro tramite l'utilizzo di mercurio, lo ha spinto a realizzare Dirty Gold War. Il mercurio viene infatti utilizzato durante il processo di estrazione, per separare il metallo prezioso dal fango e dagli altri minerali, causando però devastanti conseguenze all'ecosistema e gravi intossicazioni, causa di malattie, deformazioni e morte, su persone e animali.

Daniel Schweizer ha sentito la necessità di ampliare gli intenti verso una denuncia sociale più approfondita e generalizzata, che mostrasse l'intero processo tra le filiere della lavorazione dell'oro, dalla sua estrazione al suo commercio, come anche in che maniera venga successivamente “pulito” una volta arrivato nel nostro paese. “Il film a volte non è facile, me ne rendo conto” - afferma il regista, ribadendo quanto fosse importante ciò nonostante, trattare l'argomento facendo conoscere da vicino le realtà presenti dietro questo mercato. Argomento di primario interesse per la Svizzera e in particolare per il Ticino, essendo presenti proprio qui alcune tra le più importanti raffinerie del territorio. “Come svizzero, mi sentivo responsabile” conclude l'autore prima della visione del film.

Non è mancata qualche lacrima, come poteva essere prevedibile, durante le scene più forti, a cui è stato lasciato spazio durante l'ampio dibattito che è seguito. Dibattito moderato da Gianni Gaggini, giornalista RSI, conduttore e vice produttore di Falò, e realizzato in collaborazione con Alliance Sud e Sacrificio Quaresimale. Ospiti partecipanti assieme al regista, Chiara Simoneschi-Cortesi, già Consigliera Nazionale e Presidente del Consiglio Nazionale, membro del Comitato svizzero Iniziativa per multinazionali responsabili, e Marcello Ostinelli, filosofo e docente di filosofia dell'educazione alla SUPSI.

Fulcro del dibattito, il fattore della tracciabilità, e si ritorna qui al tema già introdotto da ACSI mercoledì pomeriggio parlando del consumo equo-solidale. Si è posta infatti l'attenzione sul fatto che ormai per quasi ogni prodotto, è ad oggi possibile risalire a tutte le tappe produttive; in effetti gli occhi sono oggi puntati internazionalmente sull'antiriciclaggio, eppure pare che lo sguardo si abbassi quando si guarda all'industria dell'oro. D'obbligo quindi sottolineare la responsabilità di tutti noi come consumatori, nell'esigere informazioni riguardo alla provenienza di ciò che acquistiamo, di modo da portare chi commercia il prodotto, a porsi a sua volta delle domande.

Interessante l'intervento di Marcello Ostinelli, che ha voluto citare un luogo comune, "gli affari sono affari", che sta ad indicare quella che è la convinzione liberista sul fatto che non possa esistere un'etica nell'ambito degli interessi economici. Ha sostenuto a tale riguardo come la cultura, la scienza e la filosofia, possano essere strumenti che favoriscono una lettura diversa dell'attività economica, che già non è estranea al termine stesso “valore”. Ancora più importante forse l'aspetto scolastico con cui ha concluso sottolineando la necessità di non tralasciare nell'educazione civica, una comprensione approfondita dei diritti umani e di ciò che rappresentano in relazione alla realtà che ci circonda.

Rimane infine attiva, Chiara Simoneschi-Cortesi, membro del comitato promotore dell'Iniziativa per multinazionali responsabili. Dopo aver portato testimonianza di quanto sia difficile, pur essendo in prima fila negli affari politici, far inserire determinati punti della carta dei diritti, a livello legislativo, ha invitato i presenti ad aderire alla proposta promossa e sostenuta da numerose associazioni.

 

Ilena Forestieri