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Territorio, 19.10.15

Uno sguardo al Festival Diritti Umani Lugano #4

Dibattito non evidente quello di domenica pomeriggio al Festival Diritti Umani Lugano dal titolo Come mostrare la guerra: l’etica al cinema e nei media?

Il film presentato, Syrie: instantanés d'une histoire en cours, è stato realizzato dal collettivo anonimo di registi siriani Abounaddara che dal 2011, ogni venerdì, posta un video su internet per offrire un ritratto della società siriana diverso da quello diffuso nei media. Il loro primo lungometraggio mostra dei frammenti di umanità raccontata dalle varie parti implicate nel conflitto: i ribelli, i pro-regime ma soprattutto i cittadini ordinari.

Pur non nascondendo la dura realtà il documentario, che è formato da un insieme di filmati, la racconta attraverso i suoi personaggi. Le immagini contenute non sono particolarmente cruente, ma lo spettatore può facilmente immaginare i fatti. Particolarmente d’impatto è la scena in cui un ragazzino racconta di un attacco avvenuto nel suo quartiere e del ritrovamento delle teste dei cadaveri sul tetto di una casa. Il contrasto tra la pacatezza del ragazzo che racconta il suo quotidiano e la storia atroce permette di coglierne tutto l’orrore. La scelta del collettivo quindi è stata quella di mostrare e parlare di tutto senza far vedere ogni cosa. Accanto a questa anche diverse scene di vita, dove vengono ad esempio mostrate donne coraggiose che non fanno notizia.

In sala il dibattito, realizzato in collaborazione con l'Università della Svizzera Italiana – USI e moderato da Ruben Rossello, Presidente Associazione Ticinese dei Giornalisti (ATG), ha subito coinvolto pubblico e relatori. Maria Cristina Lasagni, sociologa, docente universitaria e ricercatrice, esperta di comunicazione, lanciato la discussione precisando che per etica, in questo caso si intende la responsabilità di chi fa comunicazione nei confronti delle persone rappresentate e  del pubblico. Secondo l’esperta, nella comunicazione entrano in gioco tre diritti particolari: il diritto della persona rappresentata alla privacy e alla protezione dal voyeurismo; il diritto del pubblico all’informazione; il diritto di espressione dell’autore. Questi tre diritti entrano spesso in conflitto e spesso si verte in favore di uno di questi a scapito degli altri.
Il giornalista tuttavia ha gli strumenti per evitare il voyeurismo, come lo dimostra il documentario prodotto dal collettivo.

Per Donatella Della Ratta, ricercatrice dei media arabi, occorre distinguere tra image makers (i realizzatori dell’immagine) e image keepers (i custodi dell’immagine). Quando la rivoluzione è iniziata nel 2011 in Siria, la ricercatrice viveva lì e ha visto come le immagini che venivano riprese dal popolo servivano per informare il mondo e in particolare l’occidente. Per una ripresa c’è gente che è morta o è finita in prigione; le immagini spesso risultano mosse o “pixelate” perché la gente trema dalla paura mentre riprende. In questo caso le immagini sono senza filtri perché documentano quello che sta accadendo. Parlare in questo caso di etica dell’immagine non ha molto senso. La scelta apparterrebbe quindi piuttosto agli image keepers non tanto ai realizzatori.

Il pubblico è intervenuto parecchie volte chiedendo ad esempio se non facciamo il gioco di questi movimenti che non hanno nessuna remora, quando mostriamo immagini cruente oppure perché l’immagine del piccolo Aylan sulla spiaggia è rimasta impressa in milioni di persone, mentre altre immagini simili non hanno avuto così ampia divulgazione. Significativo anche l’intervento di un uomo proveniente proprio da Homs che ha ribadito come il film presentato non mostra molto la situazione della sua città.

Come ci si poteva aspettare, il dibattito non ha dato una soluzione precisa riguardo all’argomento, in quanto ci sono punti di vista diversi, ma ha dato al pubblico spunti di riflessione diversi per un approfondimento personale.

Il Festival Diritti Umani Lugano si è concluso ma ora sta a ciascuno capire in quale direzione operare per un mondo che sia davvero a misura d’uomo.

 

Manuela Masone