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Territorio, 26.02.16

Francesco Muratori, giornalista e... scrittore di favole

Raccontaci qualcosa di te. Come sei arrivato dal giornalismo alle favole?

Mi piace definirmi un “raccontastorie seriale”  perché sono un papà, un marito, un giornalista e sia nella professione che nel privato in un certo senso racconto storie. Come giornalista mi sono sempre occupato di sociale, di valori. Leggo tantissimo e avendo due figli piccoli mi sono accorto di quanto siano importanti i valori che vengono trasmessi attraverso la lettura.
Ho sempre scritto, qualsiasi ispirazione la scrivo su post-it che poi appendo in giro… e spesso perdo. Questa favola è nata 15 anni fa su post-it in montagna, mentre ero in vacanza con la famiglia ed ha quindi lunghe radici. Si tratta di un’ispirazione nata in un momento in cui pensavo alle origini, alla mia famiglia, al veder crescere qualcosa, a quando le cose non vanno sempre perfettamente, ai sogni e a quando la realtà ti mette di fronte qualcosa di diverso, che non sempre è brutto, bisogna soltanto saperlo leggere. Tutti quelli che scrivono raccontano qualcosa di sé.

Come mai la pubblichi solo ora?

Per tanti anni, la storia, che avevo poi trasposto su fogli, è rimasta chiusa in un cassetto. Dopo la nascita del mio primo figlio l’ho ritrovata e quando è cresciuto ho voluto raccontargliela. La sua prima reazione, e quella in seguito dei miei nipotini, è stata “Mancano le figure”.  Su incoraggiamento di familiari e amici ho cercato così un’illustratrice e circa un anno fa abbiamo iniziato a lavorare con Simona Meisser che leggendo il testo ha subito avuto voglia di rappresentarlo.

 

Quale importanza ha la dimensione creativa nella tua vita?

Sono creativo in tutto, dipingo, fotografo, filmo, scrivo appunti .
A volte ci confrontiamo con i problemi della vita quotidiana e pensiamo siano insormontabili da superare; una visione creativa della vita ti aiuta a vedere le cose in maniera positiva e soprattutto da un altro punto di vista. Scrivere mi permette di personalizzare qualcosa che viviamo tutti i giorni e dare la possibilità di vederlo in maniera diversa.
Una bella soddisfazione è stato vedere come amici, parenti o persone che non conoscevo, grandi e piccini, hanno voluto raccontarmi quello che hanno potuto leggere nella favola, andando al di là di quello che avrei immaginato.
Sembra qualcosa di semplice ma vedo che attraverso i disegni e lo strumento del libro, i bambini riescono a carpire questi messaggi. Credo che per loro sia estremamente importante crescere in un ambiente di fantasia che abbia un riscontro, che li aiuti a crescere.

Vuoi anticiparci qualcosa sulla storia?

Parla di dono, di gratuità, di amicizia, della relazione tra piccoli e adulti, del non rassegnarsi e guardare sempre con speranza, dell’amore verso il prossimo, tutti valori che mi appartengono.
Si tratta della storia di un albero di mele che nasce, cresce e vive  in un parco in una città ed è circondato da altissimi palazzi di una città frenetica, che non ha spesso il tempo di dedicarsi alla natura e che non si accorge neppure che passano le stagioni. L’albero si sente triste per questo ma un giorno la sua vita viene sconvolta, viene cambiata da un frutto particolare che cresce fra i suoi rami. Un frutto che ha bisogno di attenzione, di essere coccolato, di essere ascoltato e di essere capito. Nasce così un’amicizia bidirezionale perché entrambi avranno bisogno l’uno dell’altro. A partire da qui ci saranno tante vicissitudini che non vi svelo.

 

Francesco Muratori, classe 1980, sposato con Francesca e papà di Gioele e Martin. Giornalista per Strada Regina, RSI LA1. Amo correre, ho concluso diverse Maratone, vedere film e naturalmente raccontare storie e ogni tanto scriverne qualcuna. Il melo di città è il mio primo libro e di certo non l'ultimo, ho dei piccoli fan da far sognare!