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Divisione Eventi, 21.04.16

Incontro con Matteo Fieni, fotografo

Raccontaci qualcosa di te. Quali sono stati i tuoi primi passi verso la fotografia?

Sono nato in una famiglia numerosa, una sorella e cinque fratelli, io ero l'ultimo e ho goduto di tanta libertà, dato che mio padre e mia madre non riuscivano a seguire tutto. Ero molto curioso e questo mi ha portato ad “esplorare” contesti molto differenti.  A soli 3 anni, già andavo in giro da solo per i paesi attorno a Tremona a trovare amici come un piccolo pioniere scoprendo mondi nuovi. C’erano i coniugi Zanetti, fotogiornalisti o lettori incalliti come il prof. Origoni; un’altro caro amico aveva il papà matematico, un’altro architetto; poi c’erano gli atelier dei Weiss a Tremona, del Metzner alla cava di Arzo e via dicendo. Mi sono reso conto di aver frequentato un sacco di case, vivendo in un mondo incredibile. La mia curiosità da questo punto di vista non ha avuto freni e crescendo ho mantenuto questo spirito. Ora uso la fotografia come alibi per andare a scoprire mondi nuovi anche rimanendo a casa.

Ho optato per la fotografia quando ad un certo punto mi sono trovato di fronte ad un guado e la scelta era fra una via più comoda dove però tutta questa mia curiosità si sarebbe appiattita e mi avrebbe portato frustrazione, oppure iscrivermi alla scuola di fotografia più vicina, quella di Milano. Ogni giorno facevo il frontaliere al contrario per raggiungere Milano con i mezzi e da Tremona non era così evidente.

Cosa vorresti comunicare attraverso l’arte?

L'arte secondo me non è decorazione. L'arte deve essere provocazione, deve spaccare, può far parlare di sé. L'arte deve essere irruenza, deve essere prepotenza e contemporaneamente essere semplice ed effimera. L’arte deve incuriosire, deve far immaginare, può far sognare. L'arte è una giornata di sole, è la bellezza della vita. Quindi più riesci a carpirla e maggiormente riesci a illuminare, a comunicare, a trasportare le persone in una determinata dimensione.

Come passi dall’idea alla realizzazione di un progetto?

Tutto inizia in un momento di lucidità, al mattino presto. Momento che può durare due minuti, due ore, dove “butto l’esca” fino al punto più lontano che riesco a scorgere: questo è l’intuito, quella cosa che fa arte. Per esperienza so che per realizzare un’intuizione occorre anche confrontarsi con molte problematiche. Nel tempo raccogli informazioni, le soppesi, le confronti e se riescono a superare una serie di passaggi più o meno lunghi, se hai abbastanza determinazione, se sei abbastanza folle riesci a realizzarle.

Sto dando sempre più tempo ai miei progetti e oltre alla fotografia artistica, c’è anche quella editoriale che di fatto è la mia professione originale. Le ore da dedicare alla sperimentazione non seguono una routine né uno schema metodico in quanto possono essere di diverse tipologie e arrivare impetuose in diversi momenti.

Parlaci del tuo nuovo progetto…

Art. 21 – Privacy-Free Zone è una ricerca artistica critica che si appella all’articolo 21 CS per installare in luoghi pubblici una o più zone sparse per la città libere dall’articolo 28 CC relativo alla protezione dei dati personali. L’azione è qui per ora ancora limitata a quei dati che riguardano l’immagine di persone rese riconoscibili, soggette ad ogni sorta di “registrazioni visive” (fotografiche-video) in luoghi pubblici e solo in caso di pubblicazione. Ho individuato infatti una contraddizione tra l’art. 21 della Costituzione che garantisce la libertà dell’arte e l’articolo 28 del Codice civile svizzero che sancisce il diritto alla privacy. 

In questo scenario il fotografo viene privato della facoltà di prelevare i suoi campioni poiché molto spesso, quando ritraggo una persona per strada, poi non ottengo il diritto alla pubblicazione dell’immagine in virtù del diritto alla privacy. Come potrebbe uno scienziato presentare i suoi risultati se non li può pubblicare?

Quando le persone escono in strada, secondo me, assumono un' identità pubblica e quindi non dovrebbero “occupare con la privacy” il suolo pubblico ibridandolo. Le persone per strada dovrebbero poter assumere e quindi esser responsabili dell’immagine che rendono agli altri.  Dal mio punto di vista se qualcuno finisce sul giornale mentre è abbracciato all’amante e ciò causa un divorzio, la responsabilità non è di chi pubblica la foto ma del fatto che è stato adottato un certo comportamento in luogo pubblico che ha portato a determinate conseguenze.

Da questa problematica è nata l’idea di creare una Privacy-Free Zone. La storia di questo progetto ha origine 5 anni fa e già attraverso la pubblicazione Good morning, Lugano, premiata  allo Swiss Photo Award 2012 , ho sollevato la questione. Qui i volti delle persone appaiono coperti da un punto rosso poiché non potevo pubblicare le fotografie senza una loro autorizzazione. Si è trattata di un’auto-censura in cui ho scelto simbolicamente i puntini rossi perché ricordano il laser e diventano così una metafora dell'attentato all'identità pubblica.

Durante il prossimo LongLake invece, uno spazio pubblico delimitato da un grande punto rosso, diventerà il mio laboratorio dove finalmente poter pubblicare i risultati. Ci saranno delle regole che verranno attivate dal momento in cui una persona, conscia di quello che fa, varcherà questa soglia psicologica. Se si troverà in questa zona significherà che concede automaticamente il permesso alla pubblicazione di video o fotografie che lo riguardano. Coloro invece che resteranno ai margini della zona, in caso di pubblicazione, verranno contrassegnati con il punto rosso che coprirà loro il viso.  Il mio desiderio è quello di creare un ponte, usando il medium fotografico, tra giurisprudenza, arte e cultura.

Il progetto è realizzato in collaborazione con Arte Urbana ed è stato inserito nel contesto del giubileo dei 150 anni di Visarte Svizzera.


Matteo Fieni © Ritratti Metropolitani #27

Il 23 aprile, in occasione di OpenGallery #11 inaugurerai un’esposizione e uno spazio, Camera F...

Camera F è un laboratorio di ricerca dedicato alla fotografia. La prima esposizione Mappàrio 1998-2016 che avrà luogo dal 23 aprile al 23 luglio 2016, si compone di un amalgama di progetti interdisciplinari, ibridazioni, generi fotografici. Si potranno scoprire alcune serie fotografiche ancora in fase realizzativa come Barcodes, Pedestrian Flow, Ritratti Metropolitani ed altre già archiviate come Good morning, Lugano e Virgin times.

 

Foto in alto: Matteo Fieni (autoritratto) Cortesia Matteo Fieni © 2016

Articolo di Manuela Masone