Simona bertozzi   foto nexus

Territorio, 11.05.16

Incontro con Simona Bertozzi

Parlaci di te: quali sono stati gli inizi?

Il mio percorso è partito dalla ginnastica artistica, per poi approdare a 13 anni alla danza classica, dove ho disciplinato una necessità innata all’utilizzo estremo dell’energia e del virtuosismo del corpo con la disciplina e lo studio del codice ballettistico, conducendo il mio percorso di studi ad un ascolto più minuzioso del rigore posturale e a una maggiore coscienza del movimento e le geometrie dello spazio. Successivamente, con l’inizio degli studi universitari, ho intrapreso lo studio della danza contemporanea, volgendomi ad una possibilità di  un “linguaggio totale” del corpo. Iniziò così il periodo della formazione e della crescita artistica tra Italia, Francia, Belgio, Spagna e Inghilterra. 
Sono partita da una richiesta fisica estrema, che si conferma anche nella mia ricerca attuale.

Parallelamente a diverse  esperienze di lavoro come interprete, tra cui quella con Virgilio Sieni dal 2015 al 2010, ho portato avanti un percorso di ricerca e creazione che sempre più ha posto la sua attenzione sulla complessità della scrittura coreografica e il suo farsi luogo importante per la trasmissione di un pensiero sulla danza. Trasmissione che, sempre più, è diventata per me necessità di incontro e lavoro con danzatori e performer di età, provenienza e tipologia anatomica diversa.

Animali senza favola, che presenterò a Lugano, rappresenta un momento molto importante di questo percorso autoriale: è stata la prima creazione per un quintetto di interpreti a divenire produzione della Compagnia Simona Bertozzi/Nexus (che ho fondato nel 2008) con una squadra di lavoro e collaboratori ampliata e che sta portando avanti tuttora la propria sinergia collaborativa. Vorrei citare Francesco Giomi, direttore di Tempo Reale, che ha composto le musiche, Enrico Pitozzi studioso di arti performative per la parte teorico-compositiva, Antonio Rinaldi al progetto luci e set spazio e le danzatrici che hanno partecipato anche ai progetti successivi.


Animali senza favola © Marco Mastroianni

Oltre all’aspetto creativo porti avanti anche quello formativo…

Da anni mi dedico alla formazione con masterclass e progetti didattici intensivi diversamente articolati.

Una direzione è quella più tecnica e rivolta all’apprendimento dei codici della danza, per attraversarli e condurli ad una riflessione più ampia sulla composizione del movimento.  L’altra si rivolge a un pensiero sulla formazione più strutturata e sinergica che sto portando avanti con Enrico Pitozzi, docente presso l’Università di Bologna e studioso di arti performative.  Insieme abbiamo avviato delle progettualità didattiche in cui la pratica del movimento interagisce con ingressi teorici e con riferimenti alla scienza, alla filosofia, alla fisica e alle neuroscienze. Tra questi progetti vorrei menzionare Volcano, progetto volto alla formazione e trasmissione delle pratiche coreografiche contemporanee. Si tratta di un percorso di trasmissione che mi sta particolarmente a cuore poiché accoglie, nella sua completezza, il mio pensiero rivolto alla danza.
 

A volte la danza contemporanea può risultare difficile da comprendere…

È vero: c’è questo sentimento piuttosto diffuso. Forse… basterebbe mettere da parte la necessità di comprendere, poiché la danza, per sua ontologia, non è  “materia da capire” e ritornare a percepirla nella sua sostanza che è l’universo del corpo in azione, inesauribile, inafferrabile e infallibile, nella sua relazione con lo spazio, il tempo, la condizione ambientale che lo contiene.
Nella danza contemporanea si osserva un corpo in azione, una anatomia “totalmente” nello spazio… E la contemporaneità è proprio il continuo pulsare di immagini e informazioni prodotte dal suo agire.

Il corpo vibra costantemente, non consce l’immobilità, è un’anatomia aperta in ogni sua necessità: cadere, risalire, correre, allontanarsi, prendere una cosa, lasciarla... Le azioni del corpo sono “necessità” anatomiche e diventano, dentro una costruzione coreografica, una grammatica di movimento che si articola in fraseggi e transizioni in cui, sfuggendo l’elemento descrittivo, si tesse una trama di dinamismi e traiettorie.
Dunque, la danza muove visioni, produce immagini e occorre aprire i confini del “dover comprendere” secondo una modalità didascalica e narrativa per poter fare ingresso nel potente immaginario delle possibilità del corpo, che sono infinite per necessità di natura e trovano nel movimento, distante da una chiusura formale e di significato, la possibilità di divenire comunicazione.

Un'anatomia che interagisce con lo spazio e si dà in immagini: questa secondo me è la sostanza forte della danza contemporanea. Forse non è poi così difficile comprenderla.


Animali senza favola © Marco Mastroianni

Quali tematiche affronta la performance che presenterai domenica 15 maggio alla Festa Danzante?

Animali senza favola è ispirato a Chiari del bosco, opera della filosofa Maria Zambrano, in cui tra le molteplici suggestioni emerge quella di una necessità di individuare e interrogarsi al contempo sulla propria collocazione nello spazio, sullo stare del corpo nello spazio.

Ci sono istanti, come quando ci si inoltra in un bosco e si scorge la luce insinuarsi tra i rami, in cui si producono accordi imprevedibili nel corpo, delle reazioni chimiche tra gli elementi, per cui tutto sembra condurci altrove allargando, in una sorta di meravigliosa vertigine, la percezione della nostra presenza. Si tratta di epifanie momentanee in cui tutto sembra attraversarci. In Animali senza favola  ho cercato di indagare questo stato di animalità, questo continuo attraversamento che è al contempo stato primordiale e pulsazione di rinascita. Il quintetto-branco al femminile è dunque una scelta dettata dalla necessità di imprimere al lavoro un senso di reiterazione di rinascita, di concepimento e di evoluzione.

 

Foto in alto: Nexus
Intervista di Manuela Masone

www.simonabertozzi.it