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Territorio, 27.06.16

L'arte nello spazio urbano

I festeggiamenti per i 150 anni di Visarte, associazione che promuove le arti visive e rappresenta professionalmente sul piano politico e sociale gli interessi degli artisti in Svizzera, si sono aperti venerdì a Lugano con un dibattito sul tema Arte nello spazio pubblico.

Dopo i saluti e gli incoraggiamenti di Paola Piffaretti, coordinatrice dell’Area della cultura del DECS, del sindaco di Lugano, on. Marco Borradori e del Capo Dicastero Cultura, Sport ed Eventi della Città di Lugano, on. Roberto Badaracco, il saluto di Claudio Chiapparino, direttore del LongLake Festival, all’interno del quale si svolgono i festeggiamenti di Visarte in Ticino, ha contribuito ad introdurre l’argomento. Il Festival, nato cinque anni fa, ha sviluppato una sezione dedicata all’Arte Urbana che vuole intervenire sull’urbanità ma non in modo monumentale, poiché l’arte ha come ruolo di interagire con lo spazio e le persone e non di “rubare” spazio all’uomo.

La neo presidente di Visarte Ticino, Fabiola Quezada, ha subito lanciato una provocazione al pubblico riprendendo lo slogan coniato alla fine degli anni ’70 da Orio Galli e Mario Botta, entrambi soci di Visarte, Ticino terra d’artisti e chiedendosi: “Il Ticino è ancora una terra d’artisti? I passi che la cultura ticinese ha sostenuto negli ultimi anni per lo sviluppo della piazza culturale sembrano muoversi in direzione di un’immagine che vorrei chiamare “Ticino terra dei mercanti d’arte”. Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le gallerie d’arte e i musei con poche mostre di artisti locali è una terra dove non si confrontano idee e progetti tra artisti locali e stranieri per un futuro del nostro territorio. Non fraintendetemi, non siamo contrari ad una piazza del mercato d’arte vitale e internazionale, ma in una società come la nostra, dove siamo tutti d’accordo che l’arte debba esistere, gli esecutori di essa, gli artisti devono partecipare al fermento artistico locale”
Con tanto fervore la presidente ha ricordato come il compito dell’artista sia quello di contribuire alle idee e allo sviluppo del suo spazio di vita, del suo territorio e di portarlo verso nuove frontiere della mente. L’importanza di creare una piazza pubblica per l’arte ticinese è emerso anche in altri interventi della serata.  Fabiola Quezada si augura che i 150 anni di Visarte possano essere un’occasione per recuperare ma anche rivoluzionare lo slogan: “Il mio sogno è questo, che l’artista torni quella figura che porta un contributo essenziale alla formazione della società del nostro territorio. Viva l’artista ticinese!”.

I legami tra arte e architettura sono invece stati trattati dall’arch. Felicia Lamanuzzi, che ha voluto sottolineare come gli spazi siano creati per l’uomo chiedendosi se oggi le nostre città rispecchino ancora questa caratteristica. L’architetto ha ricordato come l’arte abbia sempre svolto un ruolo complementare all’architettura nella definizione degli spazi e oggi potrebbe essere proprio la chiave di riattivazione degli spazi urbani innescando un processo di riciclo che permette di dare nuova vita allo spazio pubblico, restituendolo al contempo ai cittadini.

Un percursus storico è invece stato affrontato dal Prof. Dr. Francesco Campione, Direttore del Museo delle Culture. L’arte nello spazio pubblico tocca corde che hanno a che vedere con la storia profonda  dell’occidente e ne mette in evidenza le contraddizioni: da una parte gli artisti hanno sempre desiderato una grande autonomia espressiva, di linguaggio, e rispetto al sistema; dall’altra gli artisti richiedono un intervento pubblico a sostegno di una creatività che deve permettere loro di vivere.
Paradossalmente la storia mostra come l’arte evolve più facilmente nei regimi totalitaristi che tendono a voler magnificare sé stessi, mentre vi è minor interesse quando la cosa pubblica è in mano a governi di carattere democratico che rispecchiano molteplicità di interessi. Tuttavia la democrazia ha prodotto una crescita della ricchezza diffusa permettendo a chi disponeva di risorse di investire nell’arte. Così l’arte in Occidente ha potuto svilupparsi.
Oggi invece risulta evidente che l’intervento pubblico non è più in grado da solo di alimentare e sostenere l’arte e si sta sempre maggiormente cogliendo la necessità di governance miste  pubbliche e private.

Infine il Vicepresidente di Visarte Svizzera, Christian Jelk,  più che arrivare a conclusioni ha aperto spazi di riflessione. L’idea di un laboratorio urbano, così come di una piazza pubblica per l’arte, sviluppate in precedenza da Fabiola Quezada, sono interessanti. Una argomento da affrontare sarebbe quello di capire come l’arte possa inserirsi nella città senza essere monumentale. Ha terminato con una provocazione sugli artisti che spesso stanno più in strada che nei musei chiedendosi “come fanno a vivere allora gli artisti quando non sono nei musei?”