Dsc 7717

Territorio, 07.10.16

Uno sguardo al Film Festival Diritti Umani Lugano #3

Cosa accadrebbe se un giorno venisse imposta una legge che proibisse di fare, ascoltare o trasmettere musica?
Ciò è avvenuto nel nord del Mali nell'agosto del 2012 dopo che delle forze contrarie al governo hanno imposto la sharia nella parte da loro controllata.

Le stazioni radio sono state distrutte, gli strumenti bruciati, i musicisti che venivano presi, minacciati, torturati o addirittura uccisi. Alcuni di quelli che sono riusciti a fuggire, fra cui due donne, hanno raccontato la loro storia, una storia di coraggio e di presa di coscienza che attraverso le loro persone potevano essere una voce di speranza per il popolo e uno strumento di denuncia che doveva raggiungere il maggior numero di persone. Storie difficili, dove i dubbi e la paura non sono mancati, ma in cui emerge una forza d'animo che la loro musica trasmette. 

La musica, ha ricordato Gianluca Verga, esperto musicale e responsabile del settore eventi, musica e spettacolo alla RSI, non riesce a fermare le guerre ma ha spesso avuto il ruolo di nutrire la speranza, la resistenza della gente e per questa ragione dà fastidio ai regimi e alle dittature. La musica mantiene vive le coscienze e alimenta il sogno di uguaglianza e di rispetto, tanti sono gli esempi nella storia. 



They will have to kill us first è il titolo del documentario di Johanna Schwartz, che esprime il sentimento di Disco e come lei di tanti altri musicisti che, a causa della situazione drammatica in Mali e del divieto imposto, si sono resi conto che la musica è ossigeno per le loro vite e non sono disposti a tacere. 

Fra i protagonisti del film anche i Songhoy Blues che, grazie ad un contratto discografico in Inghilterra, sono riusciti a far sentire la loro voce al di là dei confini nazionali. Nel loro tour europeo il luglio scorso erano ospiti del LongLake Festival a Lugano.

I numerosi studenti presenti, hanno mostrato l'apprezzamento al messaggio trasmesso dal documentario attraverso il lungo applauso che ha seguito la proiezione. Isabella Samà, responsabile comunicazione presso COOPI, ha poi lanciato il dibattito che si è protratto a lungo estendendosi anche alle problematiche migratorie e al ruolo dei governi occidentali in tutto ciò. Massimo Salvadori, area manager COOPI, che è responsabile dei progetti in Mali, ha spiegato ulteriormente la complessa situazione del paese e l'origine storica dei conflitti.

Il Film Festival Diritti Umani Lugano ha quindi voluto toccare il diritto alla libertà di espressione dal punto di vista della musica. Questo tema accompagnerà tutta la giornata odierna e si terminerà con la proiezione serale di Raving Iran seguita dall'incontro con i due dj protagonisti Arash e Anoosh, in arte Blade&Beard che dalle 24.00 saranno al Living Room per un dj set.
 

di Manuela Masone