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Mark Lanegan Band

Folk / Rock (USA)

Disillusione, inquietudine enigmatica, rabbia sommessa, gioia nella malinconia ma senza sentimentalismi, perché è reale e ci appartiene veramente; questo, in sintesi, è l'animo di Lanegan, una delle voci più significative e profonde del cantautorato degli ultimi decenni.
Nato il 25 novembre del 1964 a Ellensburg, Stato di Washington, inizia la sua carriera con gli Screaming Trees, gruppo che raggiunge una discreta popolarità a livello internazionale grazie al suo "hard-rock psichedelico". Ma le passioni musicali di Lanegan lo portano a creare una personale versione di folk, dall'inimitabile forza interpretativa. I testi di questo periodo riflettono in pieno la logorante lotta interiore che risolverà solo più tardi, ma che allora sembra necessaria. Il cantante di Ellensburg si perde in un mondo fatto di alcool ed eroina. Meno personaggio di Cobain, ma ridotto anche peggio, Mark riuscirà a scongiurare le sue ombre con "Whiskey For The Holy Ghost" (1994), quello che forse è il suo capolavoro più compiuto.
Nel 2000 chiude definitivamente con gli Screaming Trees e inizia le collaborazioni con i Queens Of The Stone Age di Josh Homme. "Mi piace la musica che fanno, mi piacciono loro come persone e mi diverte dividerci un palco", dice Mark. Nel 2001 esce "Field Songs", quinto album della sua carriera da solista. Il cambiamento coglie già dalla copertina: capelli corti, aria pensierosa ma più serena. A quattro anni di distanza avviene l'importante incontro con l'ex-Belle & Sebastian Isobel Campbell. Il tenebroso cantautore e l'angelica fanciulla scozzese trovano subito l'affiatamento giusto, che si concretizza nel 2006 con l'album "Ballad Of The Broken Seas". A otto anni dal suo ultimo lavoro solista, Lanegan intraprende con decisione una nuova avventura come solista: "Blues Funeral" (2012). Al disco, registrato ad Hollywood da Alain Johannes presso l'11AD Studio, partecipano anche gli amici Greg Dulli e Josh Homme. Quest'anno, invece, è uscita la sua ultima fatica, "Black Pudding", che vede la partecipazione di Duke Garwood, polistrumentista britannico con la passione per il blues.
Assolutamente affascinante sul palco, è in grado di incantare la folla con la forza magnetica di chi non ha bisogno di finzioni o spettacolarizzazioni.



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