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Louise Brandberg Realini e Claudia Scholz

Rivedere Lugano

Avvicinandosi a una recente costruzione, una signora inizia a raccontare: “Quando c’era la vecchia fabbrica di salumi Volontè, tutti si conoscevano. Era una fabbrica storica a Lugano, era una salumeria e anche una macelleria. Aveva un negozio, una boutique gastronomica, su via Nassa fino a qualche anno fa". Con le sue parole aggiunge un nuovo strato di informazione - invisibile per l’occhio dell’architetto. L’edificio non esiste più, ma le memorie continuano a vivere e influenzare il nostro modo di vedere e vivere il mondo. Sono questi aspetti effimeri che ci fanno sentire “a casa”.
Oggi, i discorsi urbanistici e architettonici sono spesso dominati da aspetti funzionali e finanziari. Una certa inconsapevolezza della complessità della realtà urbana fa sì che ci troviamo spesso davanti edifici o luoghi che non arricchiscono l’insieme urbano né contribuiscono alla costruzione dell’identità locale. Non ci dicono e non ci danno niente. L’architettura non è un bene di per sé, ma dovrebbe dare un contributo rispetto all’ambiente culturale del luogo e rinforzarlo introducendo il nuovo in sintonia con tutta la società e tutto l’ambiente. 
Nella primavera del 2012, 29 cittadini hanno accompagnato gli architetti Realini e Scholz a conoscere alcuni luoghi importanti della città. Grazie a loro hanno potuto tracciare diversi aspetti della realtà ‘invisibile’ a Lugano, con i quali hanno creato una nuova base di informazione per urbanisti e architetti.
Per illustrare alcune testimonianze, tanto comuni quanto sorprendenti, i due architetti ci presenteranno un racconto collettivo nel quadro di una passeggiata virtuale attraverso il centro di Lugano. Inoltre illustreranno esempi di come questa ‘memoria collettiva’ possa essere interpretata dagli architetti. 


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