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La Bibbia e la letteratura italiana moderna, tra riscrittura e parodia

Vanamente sminuito da una storiografia laicista, il «grande codice della Bibbia» continua a proiettare la sua ombra (o la sua luce) anche nell’età della secolarizzazione, fra gli ultimi splendori dell’Antico regime, la svolta napoleonica e la ventata positivistica di fine Ottocento. Attraverso qualche esempio, si esamina il ventaglio dell’intertestualità, che può variare fra riscrittura emulativa e irridente parodia, ma che continua a cimentarsi col Libro sacro.
Perché nei suoi Oratori Metastasio privilegia l’Antico Testamento? L’eco evangelica risuona solo negli Inni sacri o si cela anche nel romanzo di Manzoni? Con la sua Abbibbia romanesca il geniale Belli vuol dissacrare o scuotere le coscienze? E che c’entra la Pasqua con il triangolo amoroso della Cavalleria verghiana?

Pietro Gibellini è professore ordinario di letteratura italiana all'università Ca' Foscari di Venezia. Dirige l'Edizione nazionale delle opere di Gabriele D'Annunzio, nonchè varie collane e riviste. Filologo e interprete di testi, ha studiato sopratutto la letteratura dal Sette al Novecento, pubblicando studi e commenti sulla linea lombarda da Parini a Gadda, Manzoni, Belli e la poesia in dialetto, D'Annunzio, i contemporanei. Segue da molti anni la lettereatura svizzero - italiana e collabora al "Corriere del Ticino". 
In occasione della presentazione, sarà il relatore.


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