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Le stazioni lacustri preistoriche: un patrimonio archeologico d'importanza mondiale

Per più di tre millenni, dal Neolitico medio all’età del Ferro, centinaia di villaggi sono sorti nelle zone umide e sulle
rive dei laghi di tutta la regione alpina.
Su iniziativa dell'Associazione Palafitte e sotto l'egida dell'Ufficio federale svizzero della cultura, nel 2011, 111 siti lacustri in Svizzera, Italia, Slovenia, Austria, Germania e Francia sono entrati a far parte del Patrimonio mondiale dell'UNESCO. Qual'è la ragione di questo importante riconoscimento? Gli archeologi cedono forse ad una "moda del patrimonio" per promuoverli turisticamente? Naturalmente no. Questi siti palafitticoli, oggi seriamente minacciati dall'erosione delle acque, ci forniscono informazioni esclusive sull'artigianato, sulla vita quotidiana e sull'organizzazione delle società negli ultimi millenni prima della nostra era ed evidenziano le interazioni fra l'evoluzione delle culture e quella degli ecosistemi.
Questi villaggi lacustri possono quindi servire da modello per lo studio della preistoria in tutto il mondo.
La conferenza di Marc-Antoine Kaeser tratterà il tema del posto che l'immaginario lacustre occupa ancora oggi nelle rappresentazioni popolari. Secondo teorie che risalgono al XIX secolo, i villaggi palafitticoli sarebbero stati eretti su grandi piattaforme al disopra del livello dell'acqua. Questa visione, che rispondeva idealmente anche alle esigenze d'identità della Confederazione svizzera nel 1848, è così diventata un vero e proprio mito storico. "Il "mito lacustre", pur stuzzicando fantasie fantasie molto elvetiche, esprimeva tuttavia il sogno di un ideale universale. Come si vedrà, anche se le ricerce scientifiche hanno revocato da decenni le interpretazioni del XIX secolo, questom ito è ancora vivo e vegeto nell'immaginario nazionale svizzero.


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