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Uomini incapaci di pensare

Hannah Arendt e il caso Eichmann

Nel secolo delle guerre mondiali, la Shoah rappresenta il culmine dell'abisso: l'uomo diviene cosa, del tutto fungibile, da rimuovere dal mondo come si fa con i topi che infestano una tranquilla cittadina di provincia. Nel 1961 si svolge il processo ad Adolf Eichmann in una Gerusalemme abitata da migliaia di scampati alla distruzione dell'ebraismo europeo.

La pensatrice della politica Hannah Arendt assiste alle prime udienze e poi ne scrive i resoconti per il settimanale The New Yorker.

La categoria principale che usa per analizzare la figura di quell'ometto ordinario e vuoto di sentimenti è "male banale"; da essa si risale verso l'identikit di una persona impersonale, incapace di pensare. Cioè di scegliere fra male e bene, giacché non è in grado d'identificarli e distinguerli. Il "funzionamento" del tenente colonnello SS lo rende perfetto per contribuire alla realizzazione del genocidio bio-etnico di quasi sei milioni di ebrei in mezza Europa.

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Relatore Dott. Ruggero D'Alessandro, sociologo e scrittore.


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